Nella preghiera inziale abbiamo chiesto al Padre di “rivestirci dell’abito nuziale e donarci di accogliere sempre le sorprese del suo amore”. Dell’amore di Dio che sorprende ci parlano i tre tesi della parola di Dio.
Il testo del profeta Isaia (Is 25,6-10a), c’informa di un abbondante banchetto organizzato dal Signore per tutti i popoli, radunati su un monte e della sua azione consolatrice e liberatrice a loro favore, che culminerà, questa è la vera sorpresa, con la definitiva eliminazione della morte. L’azione del Signore provocherà una reazione piena di entusiasmo da parte di coloro che hanno sperato in Lui («Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci ed esultiamo per la sua salvezza»).
Anche il vangelo (Mt 22,1-14) parla dell’invito a un banchetto organizzato da un re in occasione delle nozze del figlio. Qui la reazione degli invitati è diversa: qualcuno non prende in considerazione l’invito («non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari»), altri addirittura reagiscono con violenza («presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero»). La reazione imprevista costringe il re a ricorrere a invitati di “emergenza”, quelli che si trovano agli angoli (“i crocicchi”) delle strade.
Gesù non chiude qui il racconto, ma lo prosegue fino a un drammatico epilogo: l’espulsione dal banchetto di un invitato che «non indossava l’abito nuziale» e la sua punizione («legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; la sarà pianto e stridore di denti»). La conclusione di Gesù («molti sono chiamati, ma pochi gli eletti») dice che se l’offerta di Dio non è rivolta solo a pochi fortunati, ma a tutti, chiede però che sia accolta. E qui i “molti (i tutti) chiamati” potrebbero diventare i “pochi eletti”.
Il banchetto sul monte, il banchetto nuziale, mostrano quale futuro Dio prepara per ogni persona, per noi, un futuro che ha il carattere della festa, di una vita finalmente liberata dal male che l’avvilisce e la colpisce mortalmente(cfr. le immagini del velo che copre la faccia dei popoli e delle lacrime sul volto); un futuro, come scrive l’apostolo Paolo ai cristiani di Filippi, nella 2a lettura, dove Dio «colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù» (Fil 4,12-14.19-20).
L’offerta di Dio chiede la mia adesione; rifiutarla significa pregiudicare negativamente il futuro della mia esistenza, restare escluso dalla festa della vita pienamente restituita alla sua bellezza originaria.
Nel racconto evangelico si dice che alcuni dei primi invitati restano indifferenti all’invito, occupati esclusivamente nei propri affari, ritenuti più importanti del banchetto. L’indifferenza di questi invitati diventa mia ogni volta che nelle scelte concrete della mia vita non riconosco, non apprezzo il dono di Dio per me, che non accolgo il suo invito a prendere parte al banchetto del suo amore che Lui prepara per me; ogni volta che la cura degli “affari” della vita sequestra il mio cuore e impegna tutto il mio tempo.
Nella parabola, si fa inoltre riferimento all’abito nuziale da indossare per poter partecipare al banchetto. Durante il nostro battesimo il sacerdote ha messo sul nostro corpo una veste bianca spiegando così il senso del gesto: «Sei diventato nuova creatura, e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità… portala senza macchia per la vita eterna». Noi saremo accolti al banchetto del suo amore che Dio Padre offrirà a tutti gli uomini, se ci presenteremo “rivestiti di Cristo”, cioè con un’esistenza vissuta con Gesù e come l’ha vissuta Gesù.
Oggi don Mauro Mattioli inizia il suo servizio di parroco nell’Unità pastorale intitolata “Nazareth”, che raccoglie le comunità di Ostra, Pianello, Casine e Vaccarile. I “servi” della parabola, che a più riprese sono mandati dal re a “chiamare gli invitati alla festa di nozze per suo figlio” dicono il senso del servizio di un pastore nella Chiesa, nelle nostre comunità parrocchiali: invitare le persone ad assecondare il desiderio di Dio Padre di renderle partecipi del suo amore, di riconoscere, apprezzare, il suo amore come risorsa preziosa per la propria vita e di corrispondervi con un’esistenza che si lascia raggiungere e avvolgere da questo amore.
Nella parabola i servi sono mandati per le strade e rivolgono a tutti lo stesso invito. Le strade sono i luoghi della nostra vita quotidiana, dell’incontro con le persone, del nostro cammino; l’invito al banchetto di nozze non è per invitati selezionati, ma per tutti, indistintamente, “cattivi e buoni”.
Don Mauro, con i presbiteri che condivideranno con te il servizio in questa Unita pastorale – don Emanuele, don Patrik e don Stefano – agite come i servi della parabola, camminate nelle strade della vita delle persone, di tutte le persone, di quelle che vi sono vicine, che camminano già con voi e anche di quelle che camminano un po’ più distanti; camminate, come ha raccomandato Papa Francesco, «davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo… in mezzo a tutti con la una vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze… dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e – soprattutto – perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade» (Evangelii Gaudium, 31).





