XXVII Domenica Tempo Ordinario – Ordinazione diaconale di Francesco Avellini e Rodolfo Papini (4 Ottobre 2026)

Ancora una volta il Signore ci parla attraverso realtà che fanno parte della nostra vita quotidiana, che impegnano il nostro lavoro (nel nostro territorio ci sono tante vigne, ben curate e che producono un eccellente vino).

Il testo del profeta Isaia (5,1-7, 1a lettura), è “un canto d’amore”, dove la vigna è oggetto non solo di una premurosa cura da parte dell’agricoltore («l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino»), ma anche delle sue attese («Egli aspettò che producesse uva»).

Anche nel vangelo (Mt 21,33-43) la vigna è ben curata da parte del proprietario («la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre»); anche lui attende da essa dei frutti, tanto che la “dà in affitto a dei contadini”, ai quali, a suo tempo chiede con insistenza il raccolto («Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto»).

Entrambi i testi parlano di un fallimento. Nel testo del profeta Isaia Dio si aspetta che la vigna produca uva buona, invece produce “acini acerbi”. Nel vangelo i tentativi del proprietario della vigna di ritirare i frutti falliscono per la reazione violenta dei contadini affittuari («presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero e un altro lo lapidarono. Mandò di nuovi altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo»). Anche nei confronti del figlio, inviato nella speranza di disinnescare la violenza e ottenere quanto gli era dovuto («Avranno rispetto per mio figlio!»), i contadini reagiscono con violenza («Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero), sicuri di impossessarsi della vigna («Avremo noi la sua eredità!»).

Entrambi i testi riportano la delusione dei due proprietari e la drammatica decisione presa nei confronti della vigna («Taglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata») e dei contadini omicidi («quei contadini li farà morire miseramente»).

In entrambi i testi si passa dall’immagine alla realtà: nel testo di Isaia la vigna che ha deluso le attese è la casa d’Israele, “la piantagione preferita” dal Signore, dalla quale il Signore si aspettava “giustizia e rettitudine” e invece ha trovato “spargimento di sangue” e “grida di oppressi”.

Nel vangelo il figlio del proprietario della vigna, ucciso dai contadini, è Gesù, “la pietra scartata dai costruttori” e la vigna è il regno di Dio, tolto al popolo d’Israele (i contadini della parabola) e offerto a un altro popolo.

Sia il testo di Isaia che il racconto di Matteo ci ricordano che il Signore attende da noi la risposta alla sua iniziativa, alla cura che ha per noi che siamo la sua vigna amata e ben curata, che si aspetta frutti da quanto ci è stato affidato da Lui (la vita con i suoi beni, la fede, gli affetti, le persone…).

Anche di voi, Francesco e Rodolfo, il Signore si prende cura con amore: ha circondato la vostra vita con la “siepe” del suo amore, l’ha dotata di “viti pregiate”, le dà sicurezza e serenità con la “torre” della fede; vi ha guidato fino alla decisione di “essere consacrati al ministero nella Chiesa per mezzo dell’imposizione delle mani del Vescovo con il dono dello Spirito Santo” e continuerà ad accompagnarvi perché è «Padre giusto e misericordioso che non abbandona mai la sua Chiesa» (dalla preghiera della Colletta).

Permette a questo Padre di prendersi cura di voi, del vostro servizio di diaconi, come sa fare Lui; ponete nella sua cura la serenità e la generosità della vostra diaconia.

Anche a voi il Signore affida la sua vigna: le persone, non solo quelle che incontrerete nella Chiesa (nella nostra Chiesa diocesana, nella vostre comunità), ma anche quelle che incontrerete nelle strade della vita, con i loro percorsi di vita, le loro domande, le speranze e le loro ferite.

Quali sono i frutti (“il raccolto”) che il Signore si aspetta da voi? Che grazie a voi, al vostro servizio di diaconi, le persone scoprano e apprezzino di essere amate dal “Padre giusto e misericordioso”, che riconoscano che Gesù è “la pietra angolare” che dà stabilità alla loro esistenza, che rappresenta per loro la speranza che non delude.

Non deluderete le attese del “Padrone della vigna”, se “porterete frutti buoni nel tempo della vita e nell’eternità”, se voi per primi riconoscerete di essere tralci “innestati in Cristo vite vera”, se come S. Francesco d’Assisi, di cui celebriamo oggi la memoria, cercherete di riprodurre nella vostra esistenza, nel vostro ministero di diaconi la semplicità, la povertà e l’amore di Dio e degli uomini che caratterizzano la vita di Gesù, se vivrete il Vangelo in tutta la sua pienezza. Ricordatevi sempre che in quest’opera non sarete soli, perché accompagnati e guidati dallo Spirito Santo, che tra poco invocherò su di voi e dall’affetto e dalla preghiera della nostra Chiesa di Senigallia.