La richiesta rivolta al Padre (“Ci sostengano sempre la forza e la pazienza del tuo amore”), con una precisa motivazione (“perché la tua parola, seme e lievito del regno, fruttifichi in noi e ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova”), appare giustificata dal riconoscimento, anzitutto dello stile con cui Dio Padre agisce nella storia degli uomini, con cui tratta gli uomini e della fragilità della nostra speranza.
Dello stile di Dio nel trattare gli uomini, tutti gli uomini ci parla anzitutto la prima lettura, tratta dal libro della Sapienza (12,13.16-19), dove troviamo questa affermazione: «Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza». Il Dio che riconosciamo e onoriamo come Padre non è un Dio debole, fragile, inconsistente, è il “padrone della forza”; è un Dio però che governa, esercita il proprio potere, con mitezza, “con molta indulgenza”, cioè con l’attenzione, non tanto al proprio buon nome (non si difende dall’accusa di essere giudice ingiusto), ma ai suoi figli, ai quali “ha dato la buona speranza” del ravvedimento.
Della fragilità della nostra speranza ci parla il tempo che stiamo vivendo, un tempo che vede ridursi sempre più la possibilità di crescita di una nuova umanità.
Sappiamo che non basta sperare, bisogna agire, creare le condizioni di una vita migliore. D’altra parte sappiamo anche che la nostra azione ha bisogno di una speranza forte, capace di reggere l’urto di un’esistenza spesso messa alla prova dalla invadente presenza del male,
E proprio la parola che abbiamo ascoltato può “ravvivare” la nostra speranza di un’esistenza futura migliore rispetto a quella che stiamo vivendo. La parabola del grano buono e della zizzania raccontata da Gesù (Mt 13,24-30) consente di comprendere la nostra vita e l’azione di Dio nella storia degli uomini.
Nella storia degli uomini e nella nostra vicenda personale male e bene da sempre coabitano, tanto che, a volte, è difficile distinguerli con chiarezza e, quando questo è possibile, appare problematico e anche al limite delle nostre possibilità, prendere le distanze dal male contrastarlo efficacemente.
La parabola racconta come Dio, il “padrone di casa” di cui parla la parabola raccontata da Gesù, si muove nella storia degli uomini e nella nostra vita.
Dio, come abbiamo ascoltato dal libro della Sapienza, ha pazienza nei confronti degli uomini, una pazienza che assume i tratti della mitezza, che non va interpretata come debolezza o impotenza, ma come volontà e capacità di dominare la propria potenza, di addomesticarla, di orientarla al nostro bene («La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere», 12,16-18).
Una mitezza che si esprime anche come rifiuto di ogni esclusione, di ogni giudizio sommario, senza scampo, come capacità di convivere con il negativo, come compassione, indulgenza («Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita», Sap 11,23-26).
La pazienza di Dio si esprime anche come attesa dei tempi dell’uomo («con tale modo di agire… hai dato ai tuoi figli la buona speranza che dopo i peccati, tu concedi il pentimento», 12,19).
Proprio la mitezza e la pazienza con cui Dio agisce a nostro favore ci offrono una preziosa istruzione su come trattarci a vicenda («il giusto deve amare gli uomini», v 19).
Chiediamo al Signore che facciamo conto sulla forza e sulla pazienza del suo amore nel nostro impegno a costruire “un’umanità nuova”.





