VI Domenica Tempo Ordinario (15 Febbraio 2026)

«Grande, infatti, è la sapienza del Signore». Questo è l’elogio di Dio che il Siracide fa, nella prima Lettura (Sir 15,16-21), un elogio che giunge a conclusione di due rilievi sul comportamento di Dio, che lo accreditano come sapiente. Il primo: Dio offre agli uomini i “suoi comandamenti”, osservando i quali essi vivranno. Da qui il suo invito ad aver fiducia in Dio («essi [i comandamenti di Dio] ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai»). Nelle parole del Siracide i comandamenti che Dio offre agli uomini risultano preziose “istruzioni per la vita”.

Il secondo rilievo che accredita Dio come sapiente riguarda la sua decisione di trattare gli uomini non come burattini, esecutori dei suoi comandamenti, ma come persone libere, responsabili del proprio destino («Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua; là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà»).

Nel vangelo (Mt 5,20-22.27-28,33.-34.37) Gesù offre la sua interpretazione (“la nuova giustizia del Regno di Dio, da lui annunciato”) di alcuni comandamenti di Dio, proposti dalla Legge di Mosè («Avete inteso che fu detto agli antichi…ma io vi dico…»).

Gesù parla di tre azioni che riguardano i rapporti tra le persone: le persone vicine (“il proprio fratello”, il proprio coniuge), la trasparenza nelle relazioni (il giuramento). Gesù cita inizialmente la Legge, che vietava l’omicidio, l’adulterio e il giuramento falso.

L’interpretazione di Gesù non elimina il divieto. Per Gesù occorre evitare non solo l’azione cattiva – l’omicidio – ma anche la cattiveria del cuore, lo scontro verbale con le parole che feriscono, avvelenano i rapporti.

Riguardo all’adulterio, che rompe la promessa d’amore, Gesù ricorda che nessuna altra donna né uomo può prendere il posto nel cuore di chi è sposo o sposa; per questo bisogna custodire il proprio cuore dall’insidia del desiderio che progetta e opera il proprio appagamento e per custodire il proprio cuore bisogna custodire il proprio sguardo.

La terza azione indicata da Gesù riguarda il rapporto con la verità. La Legge, nell’intento di garantire la verità delle parole, proibiva il falso giuramento. L’indicazione di Gesù (“sia il vostro parlare sì,sì, no,no”), fa riferimento a un legame diretto con la verità, dove le parole non dicono altro rispetto al loro significato. Un comportamento diverso proviene dal maligno, che è il principe della menzogna (cfr Gv 8,44).

L’interpretazione dei comandamenti data da Gesù, è condivisa anche dal Siracide per il quale, come abbiamo segnalato, i comandamenti del Signore sono i nostri custodi e dal salmista (cfr. salmo responsoriale, 118), il quale, dopo aver riconosciuto che è veramente fortunato (“beato”) chi “cammina nella legge del Signore” e “custodisce i suoi insegnamenti”, chiede al Signore di “insegnargli la via dei suoi decreti”, perché lui si impegnerà a “custodirla” fedelmente (“fino alla fine”), di fargli dono dell’intelligenza perché sia in grado di “custodire la sua legge” e di aderirvi senza riserve (“osservarla con tutto il cuore”).

La conclusione. Non dobbiamo nutrire alcun sospetto, né paura verso i comandamenti del Signore, ma consentire loro, in tutta libertà, di “essere lampada per i nostri passi” e “luce per il cammino della vita”. Se così accadrà, anche noi saremo riconosciuti  “Beati”, persone fortunate, e apprezzate, come abbiamo ripetuto più volte nel ritornello del salmo responsoriale («Beato chi cammina nella legge del Signore»).