Messaggio alla città in occasione della Festa del Patrono San Paolino (4 Maggio 2026)

1. A seguito di due recenti incontri desidero condividere con la nostra Città una riflessione sulla complessa realtà giovanile in questi tempi.
Il giorno di Pasqua ho incrociato sulla piazza Garibaldi un insegnante, il quale dopo lo scambio degli auguri, mi ha confidato l’amarezza provocata dalla risposta di alcuni suoi studenti alla domanda su quali sogni avessero per la loro vita: «Non abbiamo alcun sogno».
Alcune settimane fa ho partecipato all’Assemblea di alcune classi di un Istituto di scuola superiore della nostra Città, al termine di un percorso di riflessione e incontri, proposti dalla Diocesi, su diverse tematiche (diseguaglianze/fragilità, il lavoro buono e giusto, lo sviluppo sostenibile, la pace e la giustizia). Ho ascoltato e apprezzato da parte degli studenti interpellati considerazioni profonde e propositive.

2. La risposta degli studenti al loro Insegnante, anzitutto, ci pone di fronte alla fatica dei giovani a “sognare” per la propria vita un promettente futuro. Due immagini, forti, ma, penso, pertinenti, rappresentano bene questa fatica.
La prima, proposta da un sociologo, parla dei giovani come “fiocchi di neve”. Sappiamo che i fiocchi di neve sono unici, affascinanti, ma anche fragilissimi, in balia del vento; mostrano una figura perfetta, ma appena entrano in contatto con la nostra pelle o con il suolo si sciolgono. L‘altra immagine l’ha offerta papa Francesco, quando ha parlato di giovani come “orfani e senza casa”, senza qualcuno (un padre e una madre) che si prenda cura di loro, senza un luogo ospitale, rassicurante, come la casa che ci ha accolti quando siamo venuti al mondo.
Quella risposta richiama, poi, gli adulti al compito di mettere le nuove generazioni nelle condizioni di coltivare sogni per la loro vita, suggerendo percorsi per un loro reale e apprezzabile compimento.
Le risposte degli studenti dell’Istituto cittadino sollecitano gli adulti a porsi in ascolto dei giovani, non solo quando avanzano richieste, segnalano difficoltà, ma anche quando comunicano considerazioni, offrono suggerimenti riguardo a scelte da compiere perché i loro sogni non restino tali o, peggio, si sciolgano come fiocchi di neve.
Permettete un riferimento, che, anche se di parte, lo ritengo utile per tutti. S. Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale, nella Regola da lui redatta, raccomandava alle sue comunità monastiche un particolare ascolto dei monaci più giovani, perché «è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore».

3. A Senigallia siamo in tante persone a occuparci dei ragazzi e dei giovani. Ci sono le loro famiglie, dove i genitori non danno solo alla luce un figlio, una figlia, ma sono impegnati anche ad accendere una luce perché il figlio, la figlia, siano in grado di illuminare il proprio cammino.
Penso d’interpretare un pensiero comune nell’assicurare alle madri e ai padri la stima per il compito che si sono assunti nel dare alla luce un figlio, una figlia, un compito che li impegna a investire, per molti anni, tutte le “risorse” di cui dispongono, senza conoscerne anticipatamente l’esito.
Accanto alla stima desidero incoraggiarli a proseguire in questo compito, che a volte sembra sconfinare in una “sfida”, che si protrae nel tempo e che può mettere alla prova anche la loro relazione di coppia.

Ci sono, poi, le scuole, dove diverse persone s’impegnano a trasmettere ai ragazzi, agli adolescenti un “sapere” che non solo comprende nozioni, notizie, esercizio del pensiero, abilità tecniche, ma educa anche, (o dovrebbe educare) alla disponibilità, all’incontro con gli altri, all’ascolto, alla condivisione.

C’è la Chiesa diocesana che, con le parrocchie e le sue molteplici proposte, accompagna i ragazzi e i giovani a riconoscere in Gesù Cristo, nel suo Vangelo, un affidabile investimento per la propria vita.

Ci sono le diverse Istituzioni pubbliche e il mondo del volontariato che, nella varietà del loro servizio, consentono ai giovani di affrontare le sfide, le prove, che incontrano nel cammino della vita e ricordano loro che sono parte di una comunità su cui possono contare e a cui possono offrire il loro insostituibile contributo.

Ci sono infine le numerose realtà che si occupano del tempo libero dei giovani. Penso soprattutto al variegato mondo dello sport e del divertimento. Mi auguro che quanto viene offerto, proposto, ai nostri ragazzi, ai nostri giovani, non impoverisca i loro sogni e non comprometta la loro ricerca di una vita bella, buona e felice.

4. Stiamo vivendo un momento storico complesso, nel quale la realtà giovanile s’impone spesso alla nostra attenzione con preoccupanti fatti di cronaca, che vedono sempre più coinvolti anche ragazzi giovanissimi e che rendono ancor più impegnativa la comunicazione tra generazioni e, spesso, inducono a classificare i giovani più come un fastidioso problema da risolvere che una preziosa risorsa di cui beneficiare, su cui far conto.
Eppure anche oggi i giovani non smettono di sorprenderci con le loro considerazioni, come gli studenti dell’Istituto cittadino di cui ho parlato poc’anzi; con la loro concreta e generosa disponibilità come i tantissimi volontari che sono accorsi a Senigallia e nel nostro territorio, dopo la tragica alluvione del 2022.
Proprio perché si presentano come una risorsa, i ragazzi, i giovani chiedono non solo di essere ascoltati quando ci segnalano, a volte in modo scomposto, irritante, i loro disagi, le loro fatiche e delusioni, i loro sogni infranti, ma anche e soprattutto quando offrono le loro letture di quanto sta accadendo in questi tempi, che non rappresentano per nulla una “casa ospitale”, non solo per loro, ma anche per noi tutti; quando chiedono di essere coinvolti nella ricerca di soluzioni adeguate ai problemi del vita civile, nell’avviare processi di cambiamento nel territorio.
Mi auguro che a Senigallia siano offerte ai giovani effettive opportunità di prendere parte alla vita della Città, che le varie realtà che si occupano di loro operino con una sintonia che nasce dalla condivisione della stessa passione per le future generazioni, per i loro “sogni”.
Una sintonia, una condivisione della passione che trovano in S. Paolino di Nola, patrono della Città e del nostro territorio, un credibile sostenitore, lui che è stato Pretore, Prefetto di Roma, Senatore, Console, Governatore della Campania e, infine, Vescovo di Nola; che ha amato e servito la città, senza cercare il potere, ma mettendosi a servizio.
Una sintonia che alla luce di quanto S. Paolino ha detto sull’’amicizia tra le persone e della sua testimonianza, diventa “amicizia civica”, che ha a cuore il bene comune e una con¬vivenza rispettosa e dignitosa per tut¬ti, sostenuta dall’amore per le persone, dalla coscienza di appartenere alla città e dalla passione per la sua vita. Un’amicizia che nei confronti dei ragazzi, dei giovani, chiede di diventare “alleanza tra generazioni”, che non si fronteggiano polemicamente, non “si strattonano”, ma condividono con fiducia e reciproca stima i beni che posseggono.
Se nella nostra Città e nel nostro territorio riusciremo a far crescere, a dare concrete attuazioni a un’“amicizia civica”, a un’ “alleanza tra generazioni”, guadagneremo la fondata speranza che i sogni, non solo quelli dei giovani, ma anche quelli di un’intera comunità, “non muoiano all’alba” dei giorni di un’esistenza che, di questi tempi, non fa sconti a nessuno, anzi, spesso, presenta un conto da saldare che inquieta, se non, addirittura, spaventa.