Maria Santissima, Madre di Dio (1 Gennaio 2026)

Nella preghiera della Colletta si fa riferimento al ruolo decisivo svolto da Maria nel dono fatto da Dio agli uomini. Il dono è Gesù, il Figlio di Dio, “l’autore della vita”; noi l’abbiamo ricevuto grazia a Maria “per mezzo di lei”. Il Figlio di Dio, generato come uomo da Maria, è l’autore della vita, perché , come scrive l’apostolo Paolo nel testo della Lettera ai Galati proclamato nella celebrazione eucaristica (Gal 4, 4-7), ci “ha riscattato” dalla condizione di schiavi, perché “ricevessimo l’adozione a figli”.

Il guadagno del “riscatto” è enorme: la nuova condizione di figli, ci consente di beneficiare dello Spirito Santo, lo Spirito di Gesù, che ci suggerisce di rivolgerci a Dio, chiamandolo come lo chiamava Gesù, “Abbà”, che tradotto alla lettera va inteso così: Papà, Babbo… e ci rivela che, pure noi siamo eredi della sconfinata ricchezza della grazia (amore) di cui gode, beneficia, da sempre il Figlio.

Ci consente anche di ricevere la “benedizione” di Dio, con la quale Dio mostra tutta la sua benevolenza, il suo amore verso di noi, come recita il testo della prima lettura, tratto da Libro dei Numeri (Nm 6,22-27): “il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia… rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.

Noi abbiamo bisogno di essere guardati con benevolenza nella nostra fragile, umanità, capace di grandi slanci, ma anche di desolanti bassezze; abbiamo bisogno che qualcuno “ci faccia grazia”, ci voglia bene non quando o perché ce lo meritiamo, ma a prescindere dalle nostre prestazioni.

Abbiamo bisogno che qualcuno ci faccia godere la pace, anzitutto la pace del nostro cuore, con noi stessi; la pace nelle nostra relazioni, che appaiono sempre più fragili, preda della superficialità, dell’arroganza, dell’intolleranza e dell’indifferenza. Abbiamo bisogno che qualcuno ci assicuri che la pace è possibile, è vicina noi; di qualcuno che ci solleciti a volerla, a costruirla, anche quando sembra allontanarsi, ci chiede pazienza e coraggio; di qualcuno che ci liberi dalla tentazione, che poi è un’illusione, di promuovere la pace con la forza delle armi, una forza che sancisce solo le pretese dei più forti, dei prepotenti e non riconosce i diritti di ogni persona. Abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a essere pacificatori, persone che rasserenano le relazioni, i confronti delle opinioni, portatori di una pace che ha gli alleati più affidabili nella pratica della giustizia, nel riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone, dei popoli, nella solidarietà, nella comune ricerca del bene per tutti.

Abbiamo chiesto l’intercessione di Maria, la Madre del Figlio di Dio, la cui nascita ha portato la pace agli uomini, amati da Dio suo Padre e che “è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2,14), colui che noi smette di offrirla a tutti coloro che la desiderano e la cercano appassionatamente, non solo per sé, per le persone care, ma anche per le persone a cui è impedito di condurre un’esistenza, al riparo dalla follia di chi si sente potente, padrone della vita degli altri.