Maria Assunta in Cielo. Messa della Vigilia (14 Agosto 2026)

Nel bel mezzo dell’estate – la vigilia di Ferragosto – ci siamo radunati in riva al mare per compiere un gesto che non è segnalato dal ricco cartellone degli eventi pubblici che la città di Senigallia organizza per i residenti e per le persone che raggiungono la nostra città per un tempo di riposo, di ristoro, godendo del mare, per il quale invocheremo la benedizione del Signore.

Un gesto, il nostro, suggerito dal calendario liturgico della Chiesa, che, il 15 agosto, celebra (onora, ricorda, prega…) Maria, Assunta in cielo.

Maria era una giovane ragazza che abitava a Nazareth, un villaggio che non godeva di una positiva considerazione, fidanzata con un suo compaesano, Giuseppe, quando Dio ha fatto irruzione nella sua esistenza con parole che l’avevano profondamente turbata e con una richiesta che aveva provocato una richiesta di chiarimento sulla sua effettiva realizzabilità: generare al mondo il “Figlio dell’Altissimo (cfr Lc 1,26-33), di consentire a suo Figlio di vivere con gli uomini e le donne che vengono al mondo e dove trascorrono la loro esistenza.

Perché questa richiesta? Dio chiedeva a Maria di Nazareth di diventare la madre di suo Figlio, perché non tollerava che l’esistenza degli uomini e delle donne (bambini, giovani, adulti, anziani…) restasse ostaggio, prigioniera, del male che la avvilisce drammaticamente, fino a privarla della speranza; perché non aveva abbandonato il desiderio di tornare a “passeggiare” con le sue creature nel “giardino” del mondo, senza doverlo cercare sempre di nuovo («Dove sei?«, Gn 3,8-9).

Quel giorno Maria di Nazareth ha dato il proprio consenso alla richiesta di Dio, tanto che noi la riconosciamo e veneriamo come Madre del Figlio di Dio. Da quel giorno Maria è rimasta “legata” a Gesù, come lo sono le madri con i propri figli; lei fino a condividerne la destinazione che non si concludeva con la drammatica morte sulla croce, presso la quale, come scrive l’evangelista Giovanni, “lei stava”, era presente (Gv 19,25), ma che proseguiva con la risurrezione, che, come scrive l’apostolo Paolo nella lettera ai cristiani di Corinto, appena proclamata, compiva la parola della Scrittura: «la morte è stata inghiottita nella vittoria» (1Cor 15,54b-57).

Maria partecipa, in modo unico, singolare, a quella vittoria di Suo Figlio sulla morte, perché ne beneficia da subito, dopo la propria morte, perché passa dalla morte, come ogni creatura “patisce”, alla risurrezione, perché lei, creatura mortale “si veste d’immortalità”.

Nella preghiera iniziale della nostra Eucaristia a dio che ha innalzato Maria “alla sublime dignità di madre del suo unico Figlio fatto uomo e l’ha coronata di gioia incomparabile”, abbiamo chiesto che “anche noi, per intercessione di Maria stessa, possiamo giungere fino alla gloria del cielo”. Detto altrimenti, possiamo beneficiare della risurrezione di Gesù.

A giustificare la nostra richiesta sono ancora le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto, che ci assicurano che anche per noi mortali è possibile partecipare alla vittoria di Gesù Cristo sulla morte («quando questo corpo mortale si sarà vestito d’immortalità»), tanto da sfidare la morte stessa con una polemica domanda («Dov’è, o morte, la tua vittoria?») e “rendere grazie a Dio”, «che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo».

Questa è la “bella notizia” che la solennità di Maria di Nazareth, la madre del Figlio di Dio assunta in cielo, offre a noi che non ci rassegniamo alla morte, non solo quando tentiamo in tanti modi di contrastarla, ma anche quando continuiamo a rivolgerci a una persona cara quando la morte la prende con sé (un genitore, un figlio/a, la sposa/o, un caro amico/a, una persona apprezzata per come ha condotto la propria vita) augurandole di “fare buon viaggio”, o chiedendole, “dovunque si trova”, di continuare ad accompagnarci nel cammino della vita.

Maria di Nazareth, da parte sua, ci suggerisce di condurre la nostra esistenza come l’ha condotta lei, tanto da guadagna anche noi l’apprezzamento fatto da Gesù, in risposta all’apprezzamento di una donna anonima della folla, di cui ci ha parlato il vangelo («Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato«): «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,27-28).