Per molte persone, forse per la stragrande maggioranza, oggi è Ferragosto; si fa festa perché è Ferragosto e ci si augura un “buon Ferragosto”. Noi ci ritroviamo qui, non perché e Ferragosto, ma per celebrare (ricordare) un avvenimento che riguarda Maria di Nazareth, la conclusione della sua vita sula terra: la sua assunzione in cielo. Noi facciamo festa perché Maria è stata “assunta (portata) in cielo (in Paradiso)”.
Il Prefazio, la preghiera che precede il canto del Santus, ci rivela che il “Dio onnipotente ed eterno” non ha voluto che “colei che ha generato il Signore della vita”, Maria di Nazareth, “conoscesse la corruzione del sepolcro”, provocata dalla morte. Maria, come ogni creatura, patisce la morte, ma a differenza delle altre persone, beneficia da subito della vittoria sulla morte di Gesù, suo figlio; lei creatura come noi “entra” subito in cielo (in Paradiso), dove trova Gesù, il Figlio di Dio e suo, risorto, vincitore della morte, rappresentata, nel racconto dell’Apocalisse proposto nella prima Lettura (Ap 11,19a;12,1-6a.10ab), da un “norme drago rosso” che minaccia da sempre l’intera umanità.
La preghiera del Prefazio ci ricorda che quanto è accaduto a Maria riguarda anche noi, perché Maria, assunta in cielo, “rappresenta un segno di consolazione e di sicura speranza per noi, pellegrini sulla terra”.
Ecco perché noi non ci limitiamo a fare festa perché è Ferragosto, ad augurarci un “buon Ferragosto”, ma facciamo festa perché una persona come noi, una creatura come noi, Maria non è rimasta vittima delle devastanti conseguenze della morte.
Maria partecipa da subito alla vittoria di Cristo sulla morte perché quando era giovane, come voi, lo ha accolto nella propria vita, lo ha generato, lui Figlio di Dio, come ogni madre genera un figlio, una figlia; perché ha condiviso con lui il cammino della vita, fino a stare ai piedi della croce, dove il cammino della speranza che Gesù aveva aperto per tutti, appare irrimediabilmente interrotto.
Il vangelo appena proclamato (Lc 1,39-56) racconta che Maria, da poco incinta, quando entra nella casa di Elisabetta, la cugina riconosce che in quella casa è entrata la gioia (»Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo») e la apprezza come “beata (fortunata)” perché ha dato credito al Signore, alla sua proposta di diventare la madre del Figlio di Dio.
Maria risponde con parole di gioia e di elogio al Signore, perché si sente guardata amata (“mi ha guardato”) nella sua piccolezza, perché per lei “ha fatto grandi cose”.
Prego il Signore perché anche voi, come la giovane Maria di Nazareth, la fidanzata di Giuseppe, siate disponibili ad accogliere il Signore, perché anche voi come Maria, possiate dirgli che siete contenti di Lui, perché vi ama così come siete, con le vostre fragilità, incertezze e confusioni e per le “grandi cose” che continua a compiere a vostro favore.





