Nella richiesta rivolta al Signore con la preghiera della Colletta («donaci i tesori della tua misericordia») abbiamo riconosciuto che la misericordia del Signore (il suo amore, riversato nel nostro cuore, che impatta la nostra esistenza) è un tesoro prezioso per noi, per la nostra vita.
È l’apostolo Paolo a indicarci questo tesoro nel testo della lettera ai Romani (8,8-10) dove ci parla della determinazione di Dio nel realizzare quanto da sempre desidera per noi: fare di noi delle persone amate da Lui come lo è Gesù, suo Figlio. Questo è il senso dei quel “li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo”.
Questo è il tesoro che il Signore ci offre e che, una volta accolto, fa di noi delle persone serene, perché, come ci ricorda l’Apostolo, consapevoli che “tutto concorre al bene” per coloro che da Dio “sono stati chiamati secondo il suo disegno” (che prevede noi figli amati come il Figlio).
La festa di oggi – la natività di Maria – ci ricorda che Dio ha deciso di non agire da solo, che ha scelto di “farsi aiutare”: ha chiesto la collaborazione di due fidanzati di Nazareth, Giuseppe e Maria.
In particolare di Maria, alla quale ha chiesto di generare alla vita umana il Figlio amato. A Giuseppe Dio, come ci ha raccontato il vangelo appena proclamato (Mt 1,18-23), dopo avergli rivelato che “il bambino generato in Maria proveniva dallo Spirito Santo”, ha chiesto di dargli il nome, Gesù, e di accompagnarlo come padre nella sua crescita.
I due fidanzati di Nazareth hanno accolto la richiesta di Dio e grazie a loro il suo desiderio non è rimasto tale, ma si è compiuto e noi possiamo affrontare la vita “sapendo che tutto concorre al nostro bene”, perché amati da Dio e perché, a nostra volta, amiamo Dio.
A tutti “quelli che amano Dio”, a noi tutti quindi, Dio domanda la stessa collaborazione chiesta a Maria e a Giuseppe, consentirgli di realizzare il suo disegno, di compiere il suo desiderio.
Se la richiesta è la stessa per tutti, diverse sono le modalità delle collaborazioni. Tra queste troviamo anche quella dei preti, dei pastori delle comunità.
La particolarità della collaborazione, del servizio dei pastori è segnalata in modo puntuale nella preghiera che Gesù rivolge al Padre per i suoi discepoli, non solo per quelli presenti quell’ultima sera della sua vita, ma anche per quelli futuri: «Ed io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il qual mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26).
I tanti impegni, le tante attività che riempiono la giornata di un prete trovano (dovrebbero trovare) in questa parole di Gesù la sorgente che le alimenta e l’indicazione di un discernimento che li disciplina e li unifica.
Se noi preti, nello svolgere il nostro servizio di pastori, non dobbiamo dimenticarci di questo, voi laici non solo dovete avere a cuore che il nostro ministero vi conduca a riconoscere “i tesori della sua misericordia” (“il suo nome”), ma anche metterci nelle condizioni di svolgerlo generosamente, con sapienza e serenità.
Chiedo al Signore, per l’intercessione di Maria, di cui oggi facciamo memoria della sua nascita, che don Mario e don Dieudonnè, consentano, come hanno fatto i due sposi, Giuseppe e Maria, di realizzare il desiderio di Dio: che le persone che vivono in questo territorio conoscano il “nome” di Dio e accolgano con fiducia l’amore con cui Dio li ama. Perché ogni giorno siano in grado di sperimentare che, proprio grazie a questo amore, tutto quello che capita nella vita, può concorre al loro bene.





