Il brano evangelico racconta la scoperta di Gesù da parte di Giovanni Battista. Una scoperta progressiva: Giovanni “vede” Gesù che si dirige verso di lui; “contempla” lo Spirito santo “discendere” e rimanere” su Gesù; “vede” e “testimonia” che quel Gesù che ha visto venire verso di lui e sul quale è disceso lo Spirito Santo è “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, è “il Figlio di Dio”.
Scorgendo Gesù (uno sguardo esteriore), Giovanni ricorda ciò che ha scoperto (“contemplato”) al momento del battesimo: ha compreso che la colomba era il simbolo dello Spirito che veniva su Gesù. Giovanni Battista passa da uno sguardo corporale a uno sguardo guidato dalla fede, che gli consente di scoprire l’origine divina di Gesù (“era prima di me”), la sua missione (“colui che battezza nello Spirito”, dona lo Spirito Santo), la sua identità (“è il Figlio di Dio”).
La testimonianza di Giovanni, che inizia e si conclude indicando Gesù come “Agnello di Dio” e come “Figlio di Dio”, presenta come azione fondamentale di Gesù quella prendere su di sé il peccato del mondo per toglierlo di mezzo. Gesù è il Figlio di Dio che viene come Agnello di Dio; in questo modo viene definita la sua vera natura, il suo rapporto con gli uomini e con Dio e la sua opera a favore degli uomini.
Gesù non viene come un potente che travolge tutto e tutti, ma si presenta in mezzo agli uomini senza potenza né violenza, come è un agnello. Ma in quanto Agnello di Dio appartiene anche a Dio, Dio è il suo pastore. E Gesù si lascerà guidare da questo Pastore per tutta la sua esistenza, pieno di fiducia in Lui, fino a dare la sua vita per gli uomini.
Gesù viene riconosciuto da Giovanni Battista come colui che prende su di sé il peccato del mondo, lo toglie, liberando così gli uomini dalla perdita di senso e dalla morte; togliendo di mezzo il peccato del mondo, si presenta come il Figlio che manifesta la misericordia di Dio nei confronti degli uomini, nessuno escluso.
Giovanni m’invita a guardare con lo sguardo della fede Gesù, a riconoscerlo (“contemplarlo”) come l’Agnello di Dio che toglie il mio peccato, che a volte mi sembra invincibile, tanto da abbattermi, del quale mi vergogno, tanto da nasconderlo a me stesso e al Signore o del quale ho fatto l’abitudine, tanto da non rendermi conto dei guasti che combina nella mia vita e nella vita degli altri.
Gesù toglie anche “il peccato” che invade il mondo, che trova tante complicità e che provoca sofferenza nell’esistenza di tante persone (pensiamo a quanto sta succedendo in questi ultimi tempi, alle violenze della guerra tra i popoli, delle aggressioni tra le persone, alle sofferenze provocate dall’avidità).
Questo riconoscimento ci consentirà, come è stato per Giovanni Battista, di proclamare con la nostra vita “il lieto annuncio del Vangelo”, (come abbiamo chiesto a Dio Padre nella preghiera della Colletta), la “buona notizia” che c’è un rimedio al male che avvilisce l’esistenza degli uomini e delle donne, che fa soffrire le persone, che questo rimedio è rappresentato proprio da Gesù, l’Agnello di Dio, il Figlio stesso di Dio.



