II Domenica di Avvento (7 Dicembre 2025)

L’invito di Giovanni Battista, riportato dal vangelo della seconda domenica di Avvento (Mt 3,1-12) è chiaro, nella sua richiesta («Convertitevi») e nella sua motivazione («perché il regno di Dio è vicino»).

E’ la motivazione che giustifica la richiesta. Giovanni ripete quanto Gesù aveva dichiarato all’inizio della sua attività pubblica («Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo», Mc 1,15). Entrambi, Gesù e Giovanni Battista, annunciano che Dio, il Signore potente (il Re), a differenza dei re, dei potenti della terra, si avvicina a noi, esprime la sua signoria, la sua regale potenza, prendendosi cura di noi, della nostra vita.

Sia Gesù che Giovanni convengono nell’identificare il “regno di Dio”, la sua signoria, amica degli uomini, in Gesù stesso, in quello che lui dice e opera a favore di un’umanità prigioniera del male, che cerca giustizia e pace, perché gli uomini non “agiscano più iniquamente”, come promette il profeta Isaia nella prima lettura (Is 11,1-10).

Il senso della richiesta del Battista: “prendete in seria considerazione il fatto che Dio, il Re potente, si avvicina a voi, si prende cura di voi; convergete con il vostro cuore e la vostra vita su Gesù, che agisce per conto di Dio”.

E’ l’apostolo Paolo, nel testo della lettera ai Romani, proclamato nella seconda lettura (Rm 15,4-9) a dare concrete indicazioni per questa convergenza, per questa conversione, invitandoci anzitutto a un ascolto costante delle Scritture, della parola di Dio, perché ci offrono quella “perseveranza” e quella “consolazione” che alimentano la speranza (“teniamo viva la speranza”).

Un secondo suggerimento che dà concretezza alla conversione, l’Apostolo lo esprime in forma di preghiera («Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti sull’esempio di Gesù Cristo»), cui segue l’esortazione alla reciproca accoglienza (“accoglietevi gli uni gli altri”), ispirata dall’esempio di Cristo (“come Cristo accolse voi”), rivelazione di Dio (“per la gloria di Dio”).

Nella comunità dei discepoli ci si accoglie a vicenda perché Cristo ci ha accolti a nostra volta e come Lui ci ha accolti (con lo stesso stile, la stessa pazienza e generosità).

Accogliendosi così, i discepoli di Gesù rivelano il vero volto di Dio, quello che ci ha mostrato Cristo, un Dio fedele e di misericordia; propiziano, nella storia degli uomini, la sua azione di un Dio pacificatore come rivela il profeta Isaia con le suggestive immagini della prima lettura («Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme…), guadagnando l’ universale apprezzamento («le genti glorificheranno Dio per la sua misericordia», Rm 15,9).

L’invito dell’apostolo Paolo, risuonato nella prima domenica di Avvento (“rivestitevi di Cristo”), riceve qui un’ulteriore specificazione: rivestirsi di Cristo comporta fare nostri i suoi sentimenti e il suo atteggiamento nei confronti degli altri.

Perché questa vera conversione sia da noi desiderata e attuata abbiamo chiesto al “Dio dei viventi”, nella preghiera della Colletta, prima di ascoltare le Scritture sante che, «rinnovati dallo Santo Spirito sappiamo attuare in ogni rapporto umano la giustizia, la mitezza e la pace, che l’incarnazione del suo Verbo ha fatto germogliare sulla nostra terra».