«Non temete piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32). Gesù si rivolge direttamente ai discepoli, invitandoli, nella critica situazione in cui si trovano di “piccolo gregge” a non cedere alla paura. Non è la prima né sarà l’ultima volta che Gesù rivolge questo invito ai discepoli; lo aveva fatto poco prima, chiamandoli amici («Dico a voi, amici miei: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo (“vi tolgono la vita”) e dopo questo non possono fare più nulla”», Lc 12,4).
Lo farà nuovamente l’ultima sera che trascorre con loro, prima di essere catturato e messo a morte («Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me», Gv 14,1).
Gesù non si limita a un’esortazione, dice anche perché è possibile fronteggiare il timore, disattivare la paura: «al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno». Gesù ricorda, anzitutto, ai discepoli che loro sono dei figli per Dio e che Dio è contento, felice, gli è piaciuto, regalare loro il “Regno”, il suo Regno. Quando Gesù nel vangelo parla del Regno, del Regno di Dio (lo farà più volte) non fa riferimento alla violenza di un potente che toglie la libertà, che s’impone con la forza delle armi, che calpesta ogni diritto, mortifica la dignità delle persone, ma al modo singolare, in contro tendenza, con cui lui “esibisce” la propria forza, si mostra “potente”, non azzerando ogni libertà, ma prendendosi cura delle persone, della loro esistenza, per liberarla dal male che in tanti modi la mortifica.
Infine Gesù propone ai discepoli, come “strategia” per superare il timore, la condivisione dei beni («vendete ciò che avete e datelo in elemosina») e di scegliere un tesoro “sicuro”, sottratto al furto dei ladri e alla rovina del tarlo, in grado di appassionare il loro cuore.
L’esortazione e l’invito di Gesù riguardano anche noi, che come i discepoli di allora, ci sentiamo “piccoli”, inadeguati nei confronti della vita, delle scelte fatte, delle decisioni che dobbiamo prendere ogni giorno, specialmente quelle che rappresentano un tesoro prezioso, un investimento promettente, come gli affetti con i quali costruiamo le relazioni “forti” e impegnative dell’amore, della cura degli altri, come il nostro impegno per la giustizia, per la pace, garanzie di una serena convivenza e di un apprezzabile futuro per la nostra vita.
Le parole di Gesù ci riguardano soprattutto in questo scorcio della storia, in questo passaggio “drammatico” dell’umanità, dove il diritto di ogni persona a un’esistenza dignitosa, serena, l’ordine internazionale garante di una serena convivenza tra i popoli, tra le persone, vengono calpestati, fatti a pezzi dal protagonismo dei nuovi “imperatori”, che al regno della giustizia e della pace, preferiscono il regno di un potere politico ed economico che non tiene in nessun conto le moltissime e innocenti vittime che sta provocando.
Gesù ricorda a noi, che quel Dio che da molti è stato “licenziato” dalla propria vita, perché considerato ostacolo alla propria libertà, inutile di fronte alle nostre crescenti capacità di organizzare il mondo, di riplasmare la vita, è un Padre che desidera garantirci un’effettiva libertà e che, per questo, è un affidabile alleato nella gestione della vita.
Anche la strategia suggerita da Gesù è preziosa per questi nostri tempi. Quando la paura prende casa nel nostro cuore, ci troviamo esposti alla tentazione di difendere in ogni modo, di mettere al sicuro ciò che riteniamo nostro, catalogando in fretta come problema e non come opportunità di ulteriore crescita, chi chiede ascolto, disponibilità a condividere le “risorse” di cui disponiamo.
S. Paolino, patrono di questa Città, di questo territorio, ci sollecita a non ascoltare le nostre paure, a non assecondare l’inclinazione a chiuderci in noi stessi, come persone, come comunità civile ed ecclesiale, ma ad accogliere l’invito di Gesù nella sua integralità.
A dare autorevolezza al suo invito, prima delle sue parole, dei suoi scritti (pensiamo soprattutto a quelli tuttora attuali sull’amicizia), è la sua esistenza trascorsa nel favorire il bene comune, la solidarietà, della società civile come amministratore pubblico (come Senatore prima, Governatore della Campania, poi) e della comunità cristiana (come Vescovo di Nola).
S. Paolino ha realizzato alla lettera le parole di Gesù, lui, che, in possesso di molte ricchezze le ha distribuite in elemosina, procurandosi così un tesoro, quello della fede, dell’amicizia con Gesù, che nessun ladro glielo ha sottratto, nessun tarlo rovinato e al quale ha aderito con tutto il proprio cuore.
Mentre affidiamo alla protezione di S. Paolino questo territorio, invito tutti, le comunità cristiane con i loro pastori, gli amministratori del nostro territorio a superare, se ancore permangono, le paure, le incertezze, le chiusure che rallentano la cura, generosa e intelligente, dell’esistenza delle persone, soprattutto di chi si trova in un’indigenza che ferisce la vita e ne mortifica la speranza.



