Santa Famiglia di Nazareth (28 Dicembre 2025)

La prima parte della preghiera della Colletta nella domenica dedicata alla S. Famiglia di Nazareth (“O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio crescesse in sapienza, età e grazia nella famiglia di Nazareth”) ci ricorda che il Figlio di Dio non è “piovuto” improvvisamente dal cielo, ma che è nato e cresciuto in una famiglia, precisamente nella famiglia di Nazareth, quella di Giuseppe e Maria.

Nella famiglia di Giuseppe e Maria, Gesù non è cresciuto solo “in età” (anche lui, come i figli e le figlie degli uomini, ha preso forma umana nel grembo della propria madre, è venuto alla luce, è stato bambino, ragazzo, giovane, adulto), ma anche “in sapienza” (ha appreso l’alfabeto della vita, imparato a governare la propria vita, come bene prezioso, buona risorsa) e “in grazia” (ha appreso dai propri genitori i gesti della fede che riconosce la grazia [l’amore] di Dio come decisiva risorsa per la propria esistenza, si apre a essa con fiducia, lasciandosi guidare da essa nel cammino della vita).

Anche il Figlio di Dio ha sperimentato l’importanza di una famiglia, confermando così la decisività della famiglia, della famiglia in cui siamo venuti al mondo, siamo cresciuti “in età” e, speriamo, anche “in sapienza” e “in grazia” e dove sono venuti al mondo e crescono i nostri figli, i nostri nipoti.

Nella seconda parte della preghiera rivogliamo al Padre una precisa richiesta («ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché diventiamo partecipi della fecondità del tuo amore»). La richiesta è quanto mai urgente, giustificata da quello che è denunciato universalmente come “l’inverno demografico”, un sensibile e preoccupante calo delle nascite. Diverse la cause indicate per spiegare quanto sta accadendo. Chiediamoci se tra le cause che provocano non c’è anche il venir meno del riconoscimento della vita come dono, di cui un figlio è la sorprendente manifestazione, come bene e non come “inciampo”, “problema”. Un mancato riconoscimento non solo da parte di persone che non si considerano “partecipi della fecondità dell’amore di Dio, creatore e Padre”, ma “padrone” della vita, propria e altrui, ma anche da parte di chi nel disporre le risorse pubbliche non crea ancora sufficiente serenità nella nostre famiglie.

Oltre all’“inverno demografico” registriamo pure una “emergenza educativa”, che vede tante genitori in difficoltà, anche qui per diverse ragioni, a far crescere i figli “in sapienza e grazia”, a trasmettere loro “l’alfabeto” di un’ esistenza bella, buona e felice, dove la pratica della fede, che riconosce Il Signore come custode e guida affidabile della nostra vita, è apprezzata come bene da accogliere e donare generosamente.

Quanto l’apostolo Paolo scrive alla comunità di Colossi (cfr 2a lettura Col 3,12-21) rappresenta un’indicazione preziosa per le nostre famiglie, proprio in riferimento al loro compito educativo..

Anzitutto l’esortazione, che impegna tutti i componenti della famiglia a “rivestirsi della carità”, come l’atteggiamento unificatore (“sopra tutte queste cose”) di quei “sentimenti” (tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità) e di quei comportamenti (sopportarsi e perdonarsi a vicenda) che appartengono al vissuto familiare.

L’esortazione poi a essere generosi nel dare ascolto al Signore (“la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza”), a prendersi cura a vicenda con la sapienza che Dio desidera donarci (“Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e cantici ispirati, con gratitudine cantando a Dio nei vostri cuori”), a riconoscere nel Signore il centro unificatore di quanto accade in casa (“E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre”).