Natale 2025 Messa dell’aurora

Entrambe le preghiere – quella della Colletta, che ci prepara all’ascolto della parola di Dio e anticipa quelle che capita nella celebrazione dell’Eucaristia e quella dopo la comunione che ci ricorda cosa è accaduto nella celebrazione – fanno riferimento al “mistero della fede”. La prima avanza la richiesta che il “mistero della fede rifulga  (appaia, sia mostrato) nelle nostre opere; la seconda la richiesta che, grazie alla fede, non solo “conosciamo le profondità (le inesauribili ricchezze) di questo mistero”,  ma anche “lo viviamo (le esprimiamo) con amore intenso e generoso”.

Il “mistero” cui fanno riferimento i due testi liturgici non riguarda una situazione confusa, oscura, come succede a tutto ciò che appare sconosciuto, inquietante, ma a un avvenimento, la nascita di un bambino, nella quale, come scrive l’apostolo Paolo al discepolo Tito nella seconda lettura (Tt 3,4-7) «è apparsa la bontà di Dio, salvatore nostro e il suo amore per gli uomini». Una bontà e un amore che liberano gli uomini (“ci ha salvati”) dalla presa mortale del male e apre loro un futuro nuovo segnato dalla speranza (“eredi della vita eterna”), non più prigionieri del male, della morte. Una bontà e amore apparsi in Gesù Cristo, lui pure “salvatore nostro”.

La fede ci offre la chiave di lettura, di comprensione di quanto accaduto in quella notte di tanti anni fa e ci spinge, ci chiede di non tenerlo per noi, ma di raccontarlo con la nostra vita, abbandonando paure reticenze, come hanno fatto i pastori, i quali, come racconta il vangelo appena proclamato (Lc 2,15-20),

dalla visita la bambino al bambino “avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia”, se ne tornarono liberi da ogni paura (“glorificando e lodando Dio”) e raccontando “ciò che del bambino era stato detto. Un racconto quello dei pastori che suscita lo stupore di chi li ascolta («Tutti quelli che li udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori»).

I primi testimoni della nascita del Figlio di Dio sono alcuni pastori, che per il lavoro che svolgevano li isolava dalla vita sociale, impediva loro di frequentare il tempio per la preghiera, che probabilmente non conoscevano le Scritture che collocavano della nascita del Messia proprio a Betlemme, erano le meno indicate per comprendere la portata di quella nascita e le meno credibili per raccontarla.

Queste persone non restano imprigionate nella loro distanza dal Signore, nella paura, ma vanno a vedere, dando credito alla sorprendente notizia dell’angelo.

Dall’incontro con quel bambino i pastori imparano a conoscere Dio in modo nuovo, a trattarlo in modo diverso, non più a contestarlo e, probabilmente, a bestemmiarlo per le dure condizioni della loro vita e del loro lavoro, ma a lodarlo, a ringraziarlo. Imparano anche non solo a superare le recriminazioni, i lamenti e le maledizioni, ma anche a raccontare con entusiasmo quello che avevano visto nell’incontro con quel bambino e quanto avevano udito sul suo conto. Un racconto, quello dei pastori, che fa’ breccia nel cuori di chi lo udiva («Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori»).

I pastori ci indicano come agire perché la nuova luce che il Figlio di Dio ha portato sulla terra “risplenda nelle nostre opere”, nelle opere dell’esistenza quotidiana, che in questi tempi incontrano tante difficoltà, ci costano tanta fatica e che non viviamo con serenità.

I pastori c’invitano, anzitutto, a prestare ascolto alle parole che possono disinnescare le paure che ci affliggono; tra queste parole, quelle che il Signore ci rivolge sono le più accreditate a contrastare le nostre paure. C’invitano, poi, ad andare anche noi a vedere questo bambino, il Figlio di Dio nato per noi, ad andarci con frequenza, disponibili a lasciarci cambiare il cuore, gli sguardi sulle persone, su quanto succede nella nostra vita e nella storia, a imparare parole nuove, quelle della gratitudine, della comunicazione piena di fiducia, della compassione.

Infine, i pastori ci sollecitano a raccontare con la nostra esistenza il bene che il Figlio di Dio rappresenta per la nostra vita, per la vita di ogni persona; quel bene testimoniato in questi tempi tristi da tante persone di buona volontà, dal nostro modo di trattare gli altri, di vivere le responsabilità per il bene comune, di considerare con attenzione chi ha maggiormente bisogno di cura, di solidarietà.