Nella preghiera della Colletta abbiamo chiesto a Dio Padre di “essere testimoni nel mondo dell’opera di salvezza” del suo unico Figlio, da lui “consacrato con l’unzione dello Spirito Santo” e “costituito Messia e Signore”. La richiesta è giustificata dal fatto che la nostra ordinazione sacerdotale ci ha messo nella condizione di “essere partecipi” della “consacrazione di Gesù, l’“ unico Figlio” di Dio.
Vorrei condividere con voi lo stupore per il dono che abbiamo ricevuto da Dio Padre: essere partecipi, della “consacrazione” di suo Figlio, dell’opera che il Padre gli ha affidato: “liberare (salvare) l’umanità” dal male che ne mortifica la vita. Un dono che non abbiamo chiesto noi e nei confronti del quale non possiamo rivendicare alcune diritto e che, può darsi anche per qualcuno di noi, inatteso.
E’ Gesù stesso, nel vangelo di questa celebrazione (Lc 4,16-21) a illustraci l’ “opera di salvezza”, per la qual è stato mandato dal Padre. Il testo del profeta Isaia (61,1-2), affidato alla sua lettura quel sabato nella sinagoga di Nazareth e del quale offre un brevissimo commento («Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»), rivela anzitutto che Gesù è consapevole del suo profondo rapporto con lo Spirito Santo (“è sopra di me”) e che il “lieto annuncio” da portare riguarda persone per le quali la speranza, le buone ragioni, per una vita serena sono venute meno, per l’indigenza economica, la mancanza di libertà, l’impossibilità di vedere le cose, di guardare i volti delle persone amate, di muoversi con sicurezza nella vita.
Durante la nostra ordinazione il Vescovo, prima di chiedere al Padre di “rinnovare in noi lo Spirito di Santità”, quello Spirito che, come abbiamo ricordato nella preghiera della Colletta, aveva propiziato la consacrazione del Figlio suo e prima di pregarlo che fossimo messi nelle condizioni di “adempiere fedelmente il ministero sacerdotale da lui ricevuto e con il nostro esempio guidassimo tutti a un’integra condotta di vita” (dalla preghiera dell’Ordinazione), a noi ha chiesto la disponibilità a condividere con lui l’opera di salvezza inaugurata e compiuta da Gesù. Alla richiesta del Vescovo abbiamo risposto dichiarando il nostro assenso («Sì lo voglio, con la grazia di Dio lo voglio»).
Sempre durante la nostra ordinazione il gesto d’imporre le mani sul nostro capo e l’abbraccio, del Vescovo e dei presbiteri presenti, ci hanno assicurato che non saremmo stati soli a collaborare con il Vescovo all’opera di salvezza del Figlio di Dio, ma insieme, con il Vescovo e gli altri presbiteri, che come noi, un giorno avevano dato la propria disponibilità a condividere con il Successore degli Apostoli l’opera della salvezza di Gesù.
Il nostro assenso alla richiesta del Vescovo e i gesti del Vescovo e dei confratelli, non sono formali, di facciata, perché indicano che la condizione idonea a un fecondo esercizio del ministero è la condivisione della fede e del servizio al Vangelo di Gesù, una condizione che spiega, giustifica l’appartenenza al presbiterio di questa Chiesa di Senigallia, come scrivevo nella mia Lettera “Quale Presbiterio per la nostra Chiesa diocesana (11Giugno 2021, Solennità del S. Cuore di Gesù): «L’ordinazione ci ha detto che la “forma comunitaria” del ministero che ci è stato affidato trova nel presbiterio diocesano un’espressione compiuta; che siamo diventati un unico presbiterio, dove l’unità non significa uniformità, ma indica “un’anima sola e un cuore solo”, dove i diversi carismi, hanno la grande funzione di arricchire la comunione fraterna e la condivisione del servizio pastorale, non di avviare percorsi paralleli; ci ha ricordato e continua a ricordarci che non siamo diventati semplicemente preti, ma preti a servizio di una Chiesa diocesana, della nostra Chiesa di Senigallia, e che l’essere preti in questa Chiesa particolare rappresenta una condizione pienamente adeguata per vivere la nostra sequela di Gesù, per vivere da “uomini spirituali”».
L’appartenenza al Presbiterio diocesano si concretizza in una varietà di contesti, quello del (piccolo) presbiterio parrocchiale (costituito dal parroco, dal vice parroco e dai collaboratori che operano in quella parrocchia), quello del presbiterio di una Unità pastorale e quello di una Vicaria.
La concretezza e la varietà dei contesti c’impegnano a individuare, con pazienza, determinazione e reciproca fiducia, nell’ascolto del Signore, le forme pratiche, le concrete realizzazioni della condivisione della fede e della collaborazione pastorale a servizio del Vangelo, in questo tempo particolare e per le persone che vivono nel nostro territorio. Non si tratta di “forme” particolari (clericali), ma delle forme che appartengono alla vita, quelle dell’incontro, dell’ascolto libero dai pregiudizi, della fiducia e reciproca stima, della paziente ricerca di una convergenza sui cammini da percorrere insieme.
Questo è anche il lascito del cammino sinodale compiuto in questi anni dalla nostra Chiesa diocesana, in sintonia con la Chiesa italiana, nel quale abbiamo cercato di praticare sempre più lo stile “sinodale” della comunicazione, della condivisione, tra di noi, con il popolo di Dio, con le persone che incontriamo nel nostro ministero.
Mentre vi ringrazio, con affetto, per la vostra preziosa collaborazione al ministero del Vescovo, chiedo con fiducia al Signore che non venga mai meno la memoria, grata e stupita, per il dono ricevuto: essere partecipi della consacrazione di Gesù, della sua opera di salvezza; che la nostra Chiesa diocesana possa beneficiare di una comunicazione serena tra il Vescovo e i suoi preti nell’individuare le modalità concrete dell’unico servizio a cui sono chiamati; che i preti di questa Diocesi di Senigallia si “amino con affetto fraterno e gareggino nello stimarsi a vicenda” (cfr Rm 12,10) e che “spontaneamente e volentieri manifestino l’intima fraternità che li lega fra loro nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle diverse riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità” (cfr LG 28); che, infine, ci ricordiamo sempre, anche in questi tempi così drammatici e impegnativi per il nostro ministero, che «Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; esse son rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà» (Lam. 3,22-23) e che lui ha promesso ai suoi discepoli. «Ecco io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo« (Mt 28,20).



