La Sequenza che è stata proclamata prima del racconto evangelico (Gv 20,1-9) riporta il dialogo tra noi, radunati in assemblea nel giorno di Pasqua per incontrare Gesù Risorto, e Maria di Magdala, di cui ci ha parlato l’evangelista Giovanni nel suo racconto. Il dialogo è stato avviato da una nostra richiesta («Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via?»). Nella risposta di Maria troviamo il riferimento alla tomba di Gesù (“la tomba di Cristo vivente, il sudario e le vesti”), la testimonianza degli angeli (“e gli angeli suoi testimoni”); la lettura di quanto è accaduto (“la gloria del Signore risorto”) e l’impatto con la sua esistenza (“Cristo mia speranza è risorto”). Dopo il racconto di Maria, la conclusione a cui giungiamo, grazie alal sua testimonianza: «Siamo certi che Cristo è veramente Risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi!».
Perché abbiamo chiesto a Maria di Magdala di “raccontarci cosa ha visto sulla via?”.
Anzitutto perché Maria è stata la prima persona ad “aver visto” (riconosciuto) il Maestro risorto. Un riconoscimento il suo che non è stato un “colpo di fulmine”, perché ha richiesto un cammino, approdato al ricupero di quella speranza che Gesù aveva rappresentato per lei, per la sua vita, quando, come racconta l’evangelista Luca, l’aveva liberata da 7 demoni e lei aveva deciso, con altre donne, di seguirlo e di servirlo “con i propri beni” (cfr Lc 8,1-3). E Maria aveva seguito Gesù fino alla sua morte in croce. L’evangelista Giovanni la ricorda nel gruppo di persone, che con la madre di Gesù, avevano assistito alla sua tragica morte (cfr Gv 19,25).
Una speranza che con la morte e la successiva sepoltura di Gesù risultava definitivamente tramontata, confermata dalla comunicazione che Maria dato a Pietro e al discepolo amato, dopo aver scoperto il sepolcro di Gesù vuoto («Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»).
Il riconoscimento è stato possibile, anzitutto, perché Maria non ha “chiuso” con Gesù. Il vangelo racconta che Maria di Magdala è andata al suo sepolcro, con coraggio, in un’ora del giorno pericolosa per ogni persona («Si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio»); che, a differenza di Pietro e del discepolo amato, dopo essere entrati nel sepolcro e aver visto che il corredo funebre che aveva avvolto il corpo di Gesù (i teli e il sudario), era stato composto con ordine, «se ne tronarono di nuovo a casa» (Gv 19,10), lei «invece, stava vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 19,11). Maria di Magdala non si è rassegnata al venir meno della sua speranza, non ha smesso di cercare Gesù, anche se solo per piangerlo, onorarlo come morto. Proprio perché Gesù la trovata vicino al suo sepolcro, le si è rivelato (alla sua maniera, chiamandola per nome) come risorto. Dopo la rivelazione di Gesù risorto, Maria tornerà dai discepoli, con una notizia diversa: «Ho visto il Signore!».
Noi oggi, giorno di Pasqua, condividiamo con Maria di Magdala la consapevolezza che Gesù “è veramente risorto” e che rappresenta la “nostra speranza”, tanto da invocarlo come “Re vittorioso” e chiedergli di “aver pietà di noi”, di prendersi cura d noi.
Che Gesù è la nostra speranza lo abbiamo ribadito nella preghiera della Colletta, quando abbiamo riconosciuto che grazie a Gesù, l’unigenito Figlio di Dio, la morte è stata vinta, confermati dalle parole di Paolo ai cristiani di Colossi (Col 3,1-4): «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete anche voi nella gloria»
Maria di Magdala non ci invita solo a condividere la sua scoperta, ma anche a percorrere pure noi il suo cammino di ricerca di Gesù, “nostra speranza”, a non rassegnarci quando la vita sembra smentire la nostra speranza in Gesù Risorto, a consentirgli di confermarsi ai nostri occhi come la speranza che non delude.



