Entrambi i testi della parola di Dio appena proclamati fanno riferimento a un tratto caratteristico, forse il più caratteristico, dell’esistenza umana: l’attesa. Noi viviamo attendendo: attendiamo abbondanti frutti dal nostro lavoro, attendiamo incontri importanti, benefici incoraggianti dalle nostre relazioni…. L’attesa ha a che fare con la speranza: finché possiamo contare su una qualche speranza, siamo nelle condizioni di alimentare le nostre attese.
L’apostolo Paolo (cfr Fil 3,20-21) e Gesù (cfr Lc 12,35-40), anche se con un linguaggio diverso, ci ricordano che i discepoli di Gesù vivono attendendo proprio Gesù, riconosciuto come salvatore della loro fragile persona (il loro “misero corpo”) e come il “padrone” che servono.
E il Signore Gesù Cristo, l’atteso, asseconda la loro attesa, liberandoli dalla presa mortale del male, dalla morte, che avviliscono la loro persona e spengono le loro attese, perché trasfigurerà il loro misero corpo (la loro persona, la vita) per conformarlo al suo corpo glorioso”, per renderli partecipi della sua risurrezione, della sua vittoria sulla morte. E il Signore Gesù Cristo, il padrone di cui sono a sevizio, asseconda la loro attesa, sorprendendoli, non tanto perché può giungere senza preavviso, ma soprattutto perché “si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”; si metterà al loro sevizio, diventerà lui stesso servo dei suoi servi.
Dalla parola di Dio i discepoli di Gesù ricavano la conclusione che l’esistenza non è un cammino inesorabile verso la morte, ma l’attesa di qualcuno che ha sconfitto la morte, che viene loro incontro perché possano mettersi a tavola con lui e ricevere il “servizio” del suo amore. La loro, quindi, non è un’attesa segnata dalla rassegnazione, dal timore, ma dalla speranza e dall’amore, vissuti con responsabilità, come amministratori fedeli del Signore, dei beni che lui ha loro affidato (la vita, la fede, le persone, il tempo, le diverse risorse personali…).
Don Vittorio nella sua lunga esistenza ha “atteso” e “servito” il Signore facendo il prete. Un servizio generoso e dalle molteplici espressioni: insegnante, per tanti anni, di storia e filosofia; cultore della riflessione filosofica, ha fatto parte dei diversi circoli cittadini (come gli “Amici della filosofia”) e regionali. Fondatore e insegnante dell’Università degli anziani e presidente della scuola di Pace di Senigallia “Vincenzo Buccelletti”.
Questa ampia frequentazione pubblica lo ha reso particolarmente sensibile agli interrogativi fondamentali che ogni persona porta con sé e alle domande che gli uomini e le donne di questi tempi pongono, a volte anche come sfida, ai credenti. Domande con le quali don Vittorio si è confrontato nei numerosi libri che ha pubblicato.
Don Vittorio non è stato solo un prete insegnante e animatore di attività culturali di cui la nostra Città ha beneficiato, è stato anche un prete “pastore” nelle comunità che, a vario titolo e con pari generosità ha servito. Una fra tutte, la parrocchia di Scapezzano. Quando parlava di Scapezzano le sue parole tradivano non solo il grande affetto che lui nutriva per la sua gente, ma anche il riconoscimento, con un certo orgoglio, dell’affetto e della stima che sua gente aveva per lui.
Don Vittorio, ora che per te il tempo dell’attesa, ora che il tuo generoso e lungo servizio del Signore sono conclusi e il Signore ti viene incontro per invitarti alla tavola dal suo amore più forte persino della morte, ora che può onorare la promessa fatta ai suoi amici l’ultima sera trascorsa con loro («Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me perché siate anche voi dove sono io», Gv 14,2-3), accompagna il cammino delle persone a te care; accompagna la nostra Chiesa di Senigallia perché non abbia paura di camminare con ogni persona, di dare loro ascolto anche quando pongono domande impegnative, scomode, perché sappia essere testimone credibile di Colui che riconosce, non solo per sé, ma anche per ogni persona, come la speranza che “non illude e non delude”, Gesù, il Signore Risorto.



