Funerale di Sr. Maria Grazia Marini OSB (18 Agosto 2026)

La preghiera della Colletta consente di comprendere, anzitutto il gesto che stiamo compiendo di comprendere anche e l’esistenza di Sr. Maria Grazia, monaca benedettina del nostro monastero cittadino, dedicato a S. Cristina.

Con l’Eucaristia che stiamo celebrando compiamo un gesto a un tempo umanissimo ed espressione alta della nostra fede. Al “Padre di carità e di gloria”, “raccomandiamo Sr. Maria Grazia”, cioè affidiamo, consegniamo  Sr. Maria Grazia nelle sue mani.

A consigliarci questa consegna è Gesù stesso, con la sua preghiera l’ultima sera trascorsa con i discepoli, prima della sua morte in croce, nella quale più volte ha chiesto al Padre di “custodire nel suo nome (nella sua carità e nella sua gloria)”, non solo i discepoli presenti in quella sala, ma anche quelli che “mediante la loro parola”, avrebbero creduto in lui (cfr Gv 17,11.15.17), quindi anche noi, anche Sr. Maria Grazia.

A giustificare, poi, la nostra decisione di affidare Sr. Maria Grazia al “Padre di grazia e di gloria” («perché tu l’accolga donandole la grazia di vedere Cristo, suo sposo, e di godere della sua presenza per l’eternità») è ancora quella preghiera di Gesù, appena proclamata dal Vangelo: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo» (Gv 17,24).

Gesù chiede con decisione al Padre (“voglio”) che i suoi discepoli, quelli presenti in quella sala, quella sera e quelli che “avrebbero creduto in lui mediante la loro parola”, siano messi nella condizione di partecipare all’amore che lui ha ricevuto dal Padre, che anch’essi siano amati dal Padre, come lui.

Nella preghiera della Colletta troviamo “spiegata” anche la vita di Sr. Maria Grazia, un’esistenza segnata dalla risposta a una chiamata da parte del “Padre di carità e di gloria”, una risposta, data ancora giovanissima, con la quale beneficiava della sua grazia che le offriva un amore, al quale ha aderito pienamente nella vita monastica (“a te si è consacrata interamente”).

L’esistenza di una monaca appare paradossale, sorprendente per l’amore esclusivo al Signore Gesù. Per una monaca il Signore è il primo e l’unico amore della propria vita, un amore non rivendicato, ma ricevuto come dono grande e corrisposto con fedeltà.

Per segnalare questa esclusività si ricorre a quel rapporto che fra gli umani si caratterizza per un amore esclusivo, il rapporto sponsale: una monaca considera il Signore proprio sposo, si senta amata da Lui come una sposa si sente amata dal proprio sposo e lo ama come una sposa ama il proprio sposo.

Proprio nel modo di vivere questa relazione esclusiva, sponsale, emerge il paradosso, la sorpresa: mentre nella relazione tra sposi l’amore “esclusivo” chiude il cerchio tra i due (questo è il senso della promessa della reciproca fedeltà: nel mio cuore e nella mia vita ci sei solo tu come sposo, come sposa), nella vita di una monaca l’amore “esclusivo” per il Signore apre il suo cuore, lo rende un cuore ospitale, come è il cuore dello Sposo.

Proprio perché nel cuore e nella vita di una monaca c’è solo il Signore come Sposo (questo rappresenta il prezioso tesoro della verginità per il Regno, per il Signore), il suo cuore e la sua vita sono messi nelle condizione di ospitare le persone, di prendersi cura di loro, di avere a cuore le loro situazioni, soprattutto quando sono segnate dalla prova, dalla sofferenza.

Sr. Maria Grazia, per la quale oggi vogliamo ringraziare il Signore per il bene che le ha voluto e per il bene che lei ha compiuto nella nostra Città, ora “ha raggiunto” Gesù risorto, lo Sposo amato, ora lo “vede” e può “godere” pienamente, per sempre, della sua presenza. E finalmente con la serenità nel cuore.