Cena del Signore (2 Aprile 2026)

Gli evangelisti Luca e Giovanni nei loro racconti ci offrono la chiave di lettura di quanto è accaduto a Gerusalemme, in “una sala grande arredata, al piano superiore di una casa” (cfr Mc 14,15), durante una cena della Pasqua ebraica, nell’ultima sera che Gesù ha trascorso con i suoi discepoli.

Luca lascia parlare Gesù, il quale, “dopo aver preso posto a tavola  e gli apostoli con lui”, comunica loro che: «Ho tanto desiderato mangiare questa pasqua con voi, prima della mia passione» (22,14); Giovanni annota che «prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (13,1).

La segnalazione di Giovanni consente di comprendere che l’intenso desiderio di Gesù di cui parla Luca («Ho tanto desiderato») è quello di “amare i suoi amici – così chiamerà gli apostoli nel corso della cena – fino alla fine”, cioè fino a quel punto dove non è più possibile andare oltre, perché quanto c’era da offrire è stato offerto. I racconti evangelici ci diranno che quel punto, quell’approdo, sarà la morte violenta su una croce, il giorno dopo.

Quello che succede nella “sala grande e arredata, al piano superiore” (cfr Lc 22,12) di quella casa, con i gesti di Gesù, anticipa la sua morte (cfr il pane spezzato e il calice del vino, offerti ai discepoli), dice la portata della sua morte (“per voi e per molti, per il perdono dei peccati”) e ne svela il senso (cfr il gesto della lavanda dei piedi, imposto agli schiavi, come la morte in croce, supplizio riservato agli schiavi, imposta a Gesù, Maestro e Signore). Gesù consegna entrambi i gesti ai discepoli, non solo a quelli presenti in quella sala, ma anche ai discepoli delle generazioni successive, anche a noi, quindi, radunati questa sera, radunati in questa “sala grande e arredata” per la memoria di quella cena e di quanto vi è accaduto.

Con la consegna del primo gesto («Fate questo in memoria di me») Gesù manifesta il desiderio che l’offerta della sua vita, non resti solo una notizia nei racconti degli storici, ma che continui a esprimere il suo amore, a realizzare il suo desiderio di amare i discepoli che sarebbero venuti dopo quelli presenti alla cena e, attraverso loro, anche tutti gli uomini e donne che avrebbero abitato la terra.

Con la consegna del secondo gesto («Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto», Gv 13,15) Gesù invita i suoi discepoli ad abbandonare la prevaricazione, l’esclusiva attenzione a se stessi, la ricerca del proprio tornaconto, per costruire relazioni solidali, capaci di provvedere al bene dell’altro, relazioni di prossimità, di servizio.

Gesù ha compiuto quei gesti perché i discepoli non si lasciassero vincere dalla paura, non restassero turbati per quanto sarebbe accaduto, ma continuassero ad avere fede in lui, in Dio suo Padre.

Questa sera «Dio ci ha riuniti per celebrare la santa Cena» (queste sono le parole che ho rivolto a Dio Padre nella preghiera della Colletta), per comunicare anche a noi che Gesù, suo Figlio, ha l’inesauribile  e intenso desiderio di mangiare la sua Pasqua con noi”, perché non ci dimentichiamo che lui ci ha amato e continua ad amarci “fino alla fine”, perché anche noi non restiamo turbati per quanto accade nella nostra vita, per quanto sta accadendo nel mondo in questi tempi, perché sappiamo che il desiderio di Gesù, che il suo amore per noi, per ogni persona, non sono rimasti confinati in quella sala, non si sono esauriti in quella sera e che non ne hanno beneficiato solo le persone presenti a quella cena, ma che da allora abitano, fino a che egli verrà di nuovo, la storia degli uomini, che raggiungono tutte le case dove gli uomini e le donne trascorrono la loro esistenza, costruiscono relazioni d’amore, affrontano le prove della vita, patiscono le loro povertà, alimentano le loro speranze.

Signore Gesù, vogliamo dirti il nostro grazie, perché continui ad assicurarci che il tuo intenso desiderio di amarci “fino alla fine” non viene meno, neppure di fronte alle nostre chiusure e alle nostre grettezze, nemmeno nel buio di un sera che sta avvolgendo il mondo e mette tanta paura, porta tanta sofferenza.

Rimani con noi e aiuta noi, aiuta gli uomini e le donne che abitano la terra a trattarsi con lo stesso inesauribile amore, con lo stessa premura, con cui tu continui a trattare ciascuno di noi. Perché il buio della sera ceda il posto alla luce dell’alba di un tempo nuovo, il tempo di una vita a cui è restituita la speranza che non delude.