APPROFONDIMENTO SULLA VISITA PASTORALE

 

"Trascorsi quattro anni dall’inizio del mio ministero episcopale in questa Chiesa particolare che è in Senigallia, avendo già incontrato in varie occasioni persone, famiglie, gruppi e comunità parrocchiali è ora tempo di procedere alla prima Visita Pastorale dell’intera Diocesi, come è dovere proprio del Vescovo, padre e pastore della porzione di popolo di Dio affidata alle sue cure, per approfondire la conoscenza, la stima e l’aiuto reciproco" (dal Decreto di Indizione della Visita Pastorale). In questi punti che seguono viene fatto un approfondimento della Visita pastorale ad uso degli operatori pastorali delle varie comunità proprio alla luce del Decreto di Indizione della Visita stessa.

 

 

1. Perché la Visita Pastorale

La Visita Pastorale non è semplicemente un’ispezione, un fatto burocratico o un insieme di celebrazioni. Nella Visita pastorale il Vescovo esercita il suo ministero. Egli, infatti, rappresenra gesù Buon Pastore il quale ha visitato e redento il suo popolo. Così il Vescovo visita il popolo che gli è affidato per incoraggiare, sostenere, richiamare, offrire nella sua persona l’immagine e la presenza di Gesù, vero pastore delle anime nostre.

"La Visita Pastorale è una delle forme con le quali il Vescovo mantiene i contatti personali con il clero e con gli altri membri del popolo di Dio per conoscerli, esortarli alla fede e alla vita cristiana, per vedere con i propri occhi, nella loro concreta efficienza, le strutture e gli strumenti destinati al servizio pastorale" (Direttorio Pastorale dei Vescovi, n. 166).

Nel Decreto di indizione della Visita pastorale il Vescovo si è prefissato alcuni obiettivi:

In particolare questa Visita pastorale si prefigge di raggiungere le seguenti mete:

1. Innanzitutto dave continuare lo spirito del Giubileo. Il Papa citando Lc 5,4 (Duc in altum) esorta la Chiesa a continuare con fortezza il suo cammino. Così la nostra Chiesa locale deve dare impulso impulso alla evangelizzazione soprattutto mediante la Missione popolare facendo in modo che questa divenga dimensione normale e permanente della vita cristiana.

2. Il secondo obiettivo che il Vescovo si prefigge è quello di promuovere la corresponsabilità. E’ necessario, infatti, che i fedeli rispondendo ad una chiamata del Signore, accettino di svolgere generosamente e stabilmente ministeri istituiti o di fatto e partecipino, attraverso gli organismi predisposti, alla gestione della parrocchia.

3. Nella consapevolezza che la testimonianza evangelica più convicente è la carità, il Vescovo si prefigge come terzo obiettivo della Visita pastorale quello della valorizzazione della carità, valorizzando il servizio ai fratelli in particolare nel volontariato e promuovendo le Caritas parrocchiali.

 

 

2. Il Signore visita il suo popolo

"La Visita del Vescovo è icona della visita di Cristo al suo popolo, che lo accompagna e lo custodisce come pastore buono".

"La storia della salvezza è presentata spesso nella Bibbia come una successione di ‘visite’ di Jahvè al suo popolo od a qualche persona privilegiata. Dio, che ha preso l’iniziativa dell’alleanza e rimane segretamente presente allo svolgimento del suo disegno, interviene sovente in modo straordinario nella vita del suo popolo, per benedirlo o punirlo, ma sempre per salvarlo; questo sguardo del Signore, questi interventi personali, visibili, sono altrettanti segni della sua presenza, della sua azione, della continuità del suo disegno salvifico e delle sue esigenze attraverso la fedeltà e l’infedeltà dei suoi. Preparano e annunciano il giorno del Signore per eccellenza, la venuta di Dio stesso in Gesù, ed il suo ritorno nella gloria, per un ultimo giudizio ed una salvezza definitiva" (Leon Dufour X., Visita in Dizionario di teologia biblica, p. 1384).

A titolo di esempio ecco come è presentata nella Bibbia la "visita di Dio":

"Dio vi visiterà e vi farà risalire da questo paese nel paese che ha promesso" (Gen 50,24ss.);

"Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura… Io passerò in rassegna le mie pecore…" (Ez 34,11ss.);

"Vi visiterò e realizzerò per voi la mia promessa di ricondurvi qua…" (Ger 29,10);

"Ricordati di me, o Jahvè, per amore del tuo popolo, visitami con la tua salvezza…" (Sal 106,4);

"Guai a voi che avete perduto la pazienza; che farete quando il Signore verrà a visitarvi?" (Sire 2,14);

"Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo" (Lc 1,68);

"Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo" (Lc 7,16);

"Egli è venuto tra i suoi ed i suoi non l’hanno accolto" (Gv 1,11);

"(Gerusalemme)… non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata" (Lc 19,41-44);

"Ecco, sto alla porta e busso…" (Ap 3,20).

"Gesù percorreva città e villaggi, insegnava nelle sinagoghe e annunziava il Regno di Dio, guariva tutte le malattie e tutte le sofferenze. Vedendo le folle ne ebbe compassione, perché erano stanche e scoraggiate come pecore senza un pastore. Allora disse ai discepoli: ‘La messe è molta ma gli operai sono pochi, pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe’. Chiamò a sé i dodici e diede loro il potere di scacciare gli spiriti maligni, di guarire le malattie e le sofferenze... li mandò in missione dopo aver dato loro istruzione... ‘Lungo il cammino annunziate che il Regno di Dio è vicino... Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’"(Matteo 9,35-38; 10,1.5.7.8).

 

 

3. Il Vescovo tra di noi

Il Vescovo è il successore degli Apostoli e guida la Chiesa particolare, individuata in un territorio, chiamata diocesi. E' il pastore e il padre della fede, la custodisce e annunzia il Vangelo in continuità ed in perfetta comunione con il Papa, vescovo di Roma, che presiede la Chiesa nell'amore; raccorda la Chiesa particolare con quella universale ed è anello di congiunzione all'antica tradizione apostolica.

"Il vescovo si guarda nella fede ed è il padre cui riferirsi come figli e fratelli nel Signore. Si ascolta, si sostiene, si conforta" (G. Agostino "Schegge di Vita").

"Niente senza il vescovo" è l'antica massima che ne traduce il ruolo e il senso della sua presenza. Quando è presente e visita una zona "ogni liturgia, ogni attività di Chiesa, ogni esercizio ministeriale, cessano per ritrovarsi con lui".

I sacerdoti, e in particolare i parroci, esercitano il ministero in collaborazione e da lui mandati. Non ha senso un servizio in parrocchia o altrove se non si è in comunione con il pastore che esercita nella paternità la sua autorità apostolica per confermare nella fede, correggere, incoraggiare e soprattutto insegnare. A lui spetta il compito primario di custodire e donare i sacramenti di Cristo, inviare i ministri e difendere le Chiese, gregge del Signore.

Non c'è comunità cristiana senza il vescovo; "Con voi cristiano, per voi vescovo" diceva sant'Agostino per tradurre il senso del suo ministero pastorale e del suo appartenere allo stesso gregge di Cristo.

 

Il ministero di evangelizzare il popolo di Dio. "Nell'esercizio del loro ministero di insegnare annunzino agli uomini il Vangelo di Cristo, che è uno dei principali doveri dei vescovi; e ciò facciano invitando gli uomini alla fede nella forza dello Spirito e confermandoli nella fede viva. Propongano loro il mistero integrale di Cristo, ossia quelle verità che non si possono ignorare senza ignorare Cristo stesso; e additino contemporaneamente alle anime la via da Dio rivelata, che conduce gli uomini alla glorificazione del Signore e con ciò alla loro eterna felicità.

Mostrino inoltre che, nei disegni di Dio, le stesse cose terrene e le umane istituzioni sono ordinate alla salvezza degli uomini e possono di conseguenza non poco contribuire all'edificazione del Corpo di Cristo.

Insegnino pertanto quanto grande è, secondo la dottrina della Chiesa, il valore della persona umana, della sua libertà e della stessa vita fisica; il valore della famiglia, della sua unità e stabilità, della procreazione ed educazione della prole; il valore della società civile, con le sue leggi e con le varie professioni in essa esistenti; il valore del lavoro e del riposo, delle arti e della tecnica; il valore della povertà e dell'abbondanza dei beni materiali. E da ultimo espongano come debbano essere risolti i gravissimi problemi sollevati dal possesso dei beni materiali, dal loro sviluppo e dalla loro giusta distribuzione, dalla pace e dalla guerra, e dalla fraterna convivenza di tutti i popoli" (Concilio Vaticano II, Christus Dominus, 11-12).

 

 

4. Cos’è la Visita pastorale

"La visita pastorale è una delle forme, ma tutta particolare, con le quali il vescovo mantiene i contatti personali col clero e con gli altri membri del popolo di Dio per conoscerli e dirigerli, esortarli nella fede e alla vita cristiana, nonché per vedere coi propri occhi nella loro concreta efficienza, e quindi valutarli, le strutture e gli strumenti destinati al servizio pastorale. La carità pastorale è come l’anima della visita; il suo scopo non tende ad altro che al buon andamento delle comunità e delle istituzioni ecclesiastiche" (Ecclesiae imago, 166).

La Visita pastorale non è un semplice istituto giuridico, prescritto al vescovo dalla disciplina ecclesiastica, e neppure una sorta di strumento d'inchiesta. Mediante la visita pastorale il vescovo si presenta concretamente come visibile principio e fondamento dell'unità nella chiesa.

Poiché, inoltre, la Diocesi, prima di essere un territorio, è una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali di un vescovo, opportunamente il Direttorio Ecclesiae imago scrive che il primo posto nella visita pastorale spetta alle persone. Per meglio dedicarsi a loro il vescovo delega ad altri l'esame delle questioni di carattere più amministrativo.

La visita pastorale, preparata e programmata, è occasione propizia di una conoscenza mutua tra Pastore e popolo a lui affidato.

"La Visita pastorale offre al Vescovo una felice occasione di lodare, stimolare, consolare gli operai evangelici, di rendersi conto personalmente delle difficoltà dell’evangelizzazione e dell’apostolato, di riesaminare e rivalutare il programma della pastorale organica, di raggiungere il cuore dei fratelli, di ravvivare le energie forse illanguidite, di chiamare, insomma, tutti i fedeli al rinnovamento della propria coscienza e ad una più intensa attività apostolica. Quindi il primo posto nella visita l’hanno le persone, sia individualmente sia in associazioni, specialmente quelle che prendono parte all’apostolato" (Ecclesiae imago, 166)

Nelle parrocchie deve essere privilegiato l'incontro con il parroco e gli altri sacerdoti. La visita pastorale è il momento in cui si esercita il ministero della predicazione e della catechesi, del dialogo e del contatto diretto con i problemi della gente; occasione per celebrare in comunione l'eucaristia e i sacramenti, condividere la preghiera e la pietà popolare. In questa circostanza si impongono all'attenzione del Pastore alcune categorie: i giovani, i bambini, gli ammalati, i poveri, i lontani.

La Visita pastorale è poi occasione per fare verifica sul cammino pastorale del post-concilio e per proporre gli orientamenti pastorali alla luce del Vaticano II e del nostro cammino di chiesa senigalliese (soprattutto in riferimento alla Missione diocesana).

 

 

5. Lo stile della Visita: dialogo e comunione

Lo stile di tutta la Visita e dei singoli incontri dovrà essere "dialogante". Il dialogo infatti oltre che rispondere ad un bisogno di comunicazione oggi molto sentito, è nella Chiesa un mezzo prezioso ed efficace per tradurre nella pratica il principio – fondamentale nel cristianesimo e proposto autorevolmente dal Vaticano II – che tutti i battezzati, ciascuno con il proprio carisma, sono non soltanto oggetto ma anche soggetto dell’azione pastorale. Ne deriva la necessità di conservare ed accrescere il dialogo del vescovo con il parroco e con i sacerdoti; di dare maggiore attenzione alle religiose e ai religiosi e di ascoltare i laici in misura corrispondente al loro impegno nella Chiesa. "Occorre a questo scopo far nostra l’antica sapienza che, senza portare alcun pregiudizio al ruolo autorevole dei Pastori, sapeva incoraggiarli, al più ampio ascolto di tutto il popolo di Dio. Significativo ciò che san Benedetto ricorda all’Abate del monastero, nell’invito a consultare anche i più giovani: ‘Spesso ad uno più giovane il Signore ispira un parere migliore’. E san Paolino di Nola esorta: ‘Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio’" (Novo Millennio Ineunte, 45).

Lo sile del dialogo facilita la comunione che il Papa nella Novo Millennio Ineunte indica come uno stile indispensabile. "Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia (…). Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità di comunione (…). Spiritualità della comunione significa sguardo del cuore sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico (…) per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, (…) per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro (…) come dono di Dio (…). Spiritualità della comunione è infine saper ‘fare spazio’ al fratello, ‘portando i pesi gli uni degli altri’ (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche (…)" (Novo Millennio Ineunte, 43).

 

 

6. Come si articolerà la Visita pastorale

Ogni diocesi è determinata da un territorio che è affidato alla cura pastorale di un Vescovo. Nel nostro caso noi apparteniamo alla diocesi di Senigallia, presieduta da mons. Giuseppe Orlandoni. Per un servizio pastorale efficiente il territorio viene diviso in parrocchie, raccolte in vicarie.

La prima forma stabile per la cura del popolo di Dio è la parrocchia, affidata al sacerdote che in essa viene inviato per annunciare la fede. Le vicarie sono territori, individuati per geografia, situazione socio-culturale, storia e costumi. Nella nostra diocesi sono sei: Vicaria di Senigallia (a sua volta con un’attenzione diversificata per la città di Senigallia e per i paesi del comune), Vicaria di Arcevia, Vicaria di Chiaravalle, Vicaria di Corinaldo, Vicaria di Mondolfo, Vicaria di Ostra.

La visita si svolgerà dunque vicaria per vicaria, soprattutto per favorire una pastorale di insieme e una vita di comunione, concretizzate immediatamente nelle programmazione, durante la Visita, di incontri vicariali (sono previsti per esempio incontri con le categorie professionali della zona pastorale e con i catechisti).

 

Il calendario generale della Visita pastorale:

Vicaria di Arcevia ottobre – dicembre 2001

Vicaria di Senigallia gennaio – metà ottobre 2002

Vicaria di Corinaldo fine ottobre – dicembre 2002

Vicaria di Chiaravalle gennaio – febbraio 2003

Vicaria di Ostra marzo – aprile 2003

Vicaria di Mondolfo ottobre – novembre 2003