San Paolino da Nola

Patrono di Senigallia (4 maggio)

 

 

 

I cuori votati a Cristo respingono le Muse e sono chiusi ad Apollo », così scriveva Paolino al maestro Decimo Magno Ausonio, che lo aveva iniziato alla retorica e alla poetica. Paolino era stato un giovane dal temperamento d'artista. Di­scendeva da ricca famiglia patrizia romana (nacque nel 355 a Bordeaux, dove il padre era funzionario imperiale) e, favorito nella carriera politica da amicizie altolocate, divenne « consul suffectus », cioè sostituto, e governatore della Campania. Ebbe anche la ventura di incontrare il vescovo Ambrogio di Milano e il  giovane Agostino di Ippona, dai quali fu avviato sulla strada della conversione a Cristo. Ricevuto il battesimo verso i venticinque anni, durante un viaggio in Spagna conobbe e sposò Therasia.

Dopo la morte prematura dell'unico figlioletto, Celso, entrambi decisero di dedicarsi interamente all'ascesi cristiana, sul modello di vita monacale in voga in Oriente. Così, di comune accordo si sbarazzarono delle ingenti ricchezze che possedevano un po' ovunque, distribuendole ai poveri, e si ritirarono nella Catalogna per dare inizio ad un'originale esperienza ascetica. Paolino era ormai sulla quarantina. Conosciuto e ammirato nell'alta società, era amato ora anche dal popolo, che a gran voce chiese al vescovo di Barcellona di ordinarIo sacerdote.

Paolino accettò con la clausola di non essere incardinato tra il clero di quella regione. Declinò anche l'invito di Ambrogio, che lo voleva a Milano. Paolino accarezzava sempre l'ideale monastico di una vita devota e solitaria. Infatti si recò quasi subito in Campania, a Nola, dove la famiglia possedeva la tomba di un martire, 5. Felice. Diede inizio alla costruzione di un santuario, ma si preoccupò anzitutto di erigere un ospizio per i poveri, adattandone il primo piano a monastero, dove si ritirò con Therasia e alcuni amici in « fraternitas monacha », cioè in comunità monastica.

I contatti con il mondo li manteneva attraverso la corrispondenza epistolare (ci sono pervenute 51 lettere) con amici e personalità di maggior spicco nel mondo cristiano, tra cui appunto Agostino. Per gli amici buttava giù epitalami e poesie di consolazione. Ma a porre termine a quella mistica quiete, nel 409, sopraggiunse l'elezione a vescovo di Nola. Si stavano preparando per l'Italia anni tempestosi. Genserico aveva passato il mare alla testa dei Vandali e si apprestava a mettere a sacco Roma e tutte le città della Campania. Paolino si rivelò un vero padre, preoccupato del bene spirituale e materiale di tutti. Morì a 76 anni, nel 431, un anno dopo l'amico S. Agostino.

 

La vita di San Paolino

 

Ponzio Meropio Paolino, della nobile e ricca famiglia degli Anicii, è nato a Bordeaux, in Aquitania, nell’anno 352 (o 353); morì a Nola il 22 giugno 431.

Studiò a Bordeaux con grandi maestri, tra i quali il poeta Ausonio, al quale rimase legato da profonda amicizia; approfondì soprattutto lo studio delle lettere, del diritto e della filosofia. Poco più che ventenne entrava a far parte del senato romano ed iniziava la sua carriera politica che percorse fino a raggiungere la somma magistratura del Consolato (378); e proprio in qualità di ex console ottenne l’incarico di Governatore della Campania (379).

Qui giunto volle risiedere nei suoi possedimenti presso Nola per trascorrere gran parte della sua giornata accanto alla tomba di S. Felice a Cimitile; in lui si risvegliarono la fede ed i sentimenti cristiani trasmessi dalla madre. Perciò, espletato il suo mandato, rientrò a Roma a iniziò a pensare seriamente alla sua vita spirituale. Ma la tragica morte dell’imperatore Graziano nel 283 e la conseguente crisi politica che aveva colpito l’impero romano d’occidente, costrinsero Paolino a far ritorno in Aquitania. Qui la sua famiglia e lui stesso caddero vittima di persecuzioni a causa del suo sostegno al precedente imperatore e Paolino dovette fuggire da una città all’altra. Fu a Vienna dove conobbe i due vescovi Martino di Tours e Vittricio di Rouen; dimorò a Milano dove fu in contatto con il vescovo Ambrogio; trascorse qualche tempo in Spagna, dove incontrò e sposò la ricca nobildonna Terasia, donna di fede cristiana che gli sarebbe stata accanto per tutta la vita, favorendolo e seguendolo fedelmente nella sua scelta ascetico monastica.

Finito il pericolo e tornato a Bordeaux nel 388, manifestò al suo vescovo il desiderio di essere battezzato e dopo lunga preparazione venne battezzato l’anno successivo per poi trasferirsi nei suoi possedimenti in Spagna, vicino a Barcellona, per approfondire i misteri cristiani nella meditazione e nel silenzio. Nel 392 nacque il figlio Celso che però morì dopo solo otto giorni. Paolino e Terasia insieme maturarono la vocazione alla vita di perfezione evangelica con la decisione di vendere tutti i beni, dare il ricavato ai poveri e seguire Cristo povero. Il giorno di Natale del 394, mentre Paolino e Terasia si trovavano in preghiera nella Cattedrale di Barcellona, la folla dei fedeli in coro indusse il vescovo di Barcellona ad ordinare Paolino sacerdote (in quel tempo potevano essere ordinati presbiteri anche gli sposati).

Paolino vendette tutti i suoi beni, insieme alla moglie decisero di vivere come fratello e sorella in perpetua castità e di ritirarsi definitivamente presso la tomba di S. Felice a Cimitile, vicino Nola, e nel 395 partì; nel viaggio incontrò di nuovo il vescovo di Milano Ambrogio, che lo aggregò al clero della sua città.

La clamorosa conversione di Paolino mise in agitazione il mondo pagano e riempì di letizia e di stupore il mondo cristiano. Il vecchio poeta Ausonio reagì in maniera forte cercando in tutti i modi di richiamare il discepolo prediletto sulle strade della poesia battute nella prima gioventù; molti familiari presero le distanze dal suo proposito di vita ascetica e lo abbandonarono.

Paolino costruì il suo monastero sopra l’ospizio dei poveri e dei pellegrini edificato da lui stesso durante il suo governatorato in Campania; la nuova costruzione aveva due ambienti distinti: uno per Paolino ed i suoi monaci, uno per Terasia e le sue consorelle. La vita del monastero era scandita dalla preghiera, dall’approfondimento della Sacra Scrittura e dal lavoro, il tutto vissuto in grande umiltà e povertà. Dopo la conversione Paolino volle dare come contenuto alla poesia "la verità", cioè la ricerca di Dio e, come scopo, si prefisse di "ammaestrare il cuore degli uomini con la dolcezza", armonizzando la propria arte con la Parola di Dio "unico arbitro e modellatore di ogni armonia".

Eletto poi vescovo di Nola nel 409, visse con estremo zelo il suo apostolato fino alla morte, il 22 giugno 431.

 

 

 

 

 

LE OPERE DI SAN PAOLINO

Vasta l’attività poetica, epistolare ed artistica che San Paolino ha prodotto. In particolare ricordiamo:

Opere poetiche: sono 37 carmi latini. Segnaliamo le "Liriche ad Ausonio", sul valore della poesia cristiana; il poemetto "A Giovio" di 167 versi che descrice l’ideale poetico di San Paolino dopo la conversione.

Epistolario: sono 51 lettere, alcuni veri trattatelli religiosi e pastorali.

Le costruzioni sacre: a Cimitile il battistero, la nuova Basilica, il monastero; a Fondi la Basilica, l’acquedotto da Cimitile a Nola, gli affreschi biblici vera catechesi popolare; S. Paolino è riconosciuto anche come il divulgatore dell’uso delle campane.

 

 

PERCHÉ SAN PAOLINO DI NOLA È IL PROTETTORE DI SENIGALLIA?

San Paolino I vescovo, patrono di Senigallia e titolare dell’antica cattedrale fu sostituito con San Paolino da Nola. Il 4 maggio 1271 il vescovo Filippo consacrò la nuova cattedrale e la dedicò a San Paolino, vescovo di Nola. Le ragioni di questa sostituzione possono essere le suguenti.

Il nome del santo nolano era uno dei più venerati ed ammirati nel mondo cristiano. L’antichità esaltava l’esempio di nobiltà romana che accoglieva il vangelo; il Medio Evo lo prendeva per modello di santità per tutte le sue rinunce; l’umanesimo lo stimava per le sue eccelse qualità di artista e poeta. Forse parve più giusto e logico prestare un culto ad un santo di cui si conosceva tutto, mentre del Paolino senigalliese erano perse le tracce.

Altra ragione, che potremmo definire pastorale, fu la singolare vita di Paolino sulla cui scia potevano percorrere il cammino di perfezione tutte le classi sociali e le situazioni di ogni singolo cristiano.

Ultima ragione è il fatto che il vescovo Filippo era dell’ordine degli Erenitani di S. Agostino e quindi volle fare un atto di religioso ossequio nominando patrono della sua chiesa senigalliese il grande amico di S. Agostino, Paolino da Nola.

 

 

S. PAOLINO MODELLO DI PERFEZIONE

 

Per gli studenti. Paolino ha studiato all’università di Bordeaux e il suo maestro Ausonio lo ama e lo stima come il più eletto spirito del tempo.

 

Per gli sposi. Paolino sposò una pia e nobile ragazza spagnola, Terasia, la circondò d’amore e di rispetto, unico e immutato fino alla fine; l’ebbe compagna fedele nelle più grandi scelte della sua vita, prima nella famiglia e poi nella vita monastica.

 

Per i politici. Paolino fu pretore, prefetto di Roma, senatore, console, governatore della Campania. Quando depose la doga e la spada, disse di non averle mai macchiate.

 

Per i letterati. Paolino fu un grande prosatore e poeta: lo attestano i suoi Carmi ed il suo Epistolario. Il maestro Ausonio pianse quando Paolino abbandonò le Muse per porre la sua poesia al servizio del Vangelo e dei pellegrini di Nola.

 

Per gli artisti. Fu un sapiente e saggio mecenate ed anche architetto: lo attestano le basiliche che fece costruire a Nola, le pitture, le didascalie, i simboli dell’arte cristiana che usò come catechismo visivo per gli illetterati della Campania.

 

Per i lavoratori. Quando umile monaco passava dalla preghiera ai campi e costruiva chiese e monasteri, diceva ai nobili che lo compiangevano: "Forse questa tonaca vi fa ribrezzo, ma non cambierei per nessun tesoro al mondo il saio del servo di Cristo con la tonaca senatoria".

 

Per i religiosi. Non gli bastò la comune spiritualità sacerdotale, ma fu attratto dalla vita contemplativa e si fece monaco.

 

Per i vescovi. Nel 404, morto il vescovo di Nola, Paolino, a richiesta unanime di clero e popolo, fu eletto e consacrato vescovo di Nola fino alla morte. 25 anni di magistero, sacerdozio pieno, vissuto da padre misericordioso.

 

 

 

Preghiera

 

San Paolino,

tu che hai sperimentato e santificato

tutti gli stati della vita familiare e civile

e che al vertice dei beni e della gloria

hai rinunciato a tutto

per consacrarti interamente al servizio di Dio e dei fratelli,

ti raccomandiamo di conservare l’amore nelle famiglie

e i senti ideali nella gioventù;

aiutaci ad essere meno attaccati ai beni della terra

e a saper rinunciare a quanto ci è di ostacolo

sulla via della perfezione cristiana e della fraternità umana.

 

San Paolino,

tu che nell’esercizio delle magistrature romane

e nella composizione dei tuoi inni sacri

ti sei sempre dimostrato amante della verità e della giustizia,

assisti tutti quelli che svolgono un pubblico servizio,

perché esercitino la loro missione con saggezza e rettitudine,

per il bene morale e sociale di tutta la comunità.

 

San Paolino,

tu che sei stato scelto come patrono di Senigallia

e che per tanti secoli l’hai conservata nella fede

e liberata da tanti pericoli,

continua ad essere il nostro protettore,

il difensore dei deboli,

il custode della città terrena.

 

 

L'omelia del Vescovo Giuseppe Orlandoni nella solennità di S.Paolino da Nola

(Senigallia, Cattedrale 4 maggio 2000)

1.         Sin dal 1271, secondo la tradizione, la Città e Diocesi di Senigallia scelse come Patrono San Paolino da Nola, uno dei personaggi più illustri dell’antichità cristiana, vissuto nel IV secolo. Una figura poliedrica, quella del nostro Santo Patrono, che avendo vissuto e sperimentato i vari stati dell’umana esistenza, pubblica e privata, religiosa e civile, può dire anche oggi, a noi uomini e donne del terzo millennio, una parola illuminatrice e feconda.

S.Paolino ha ricoperto incarichi di particolare responsabilità nella comunità politica e successivamente in quella religiosa. Nella comunità politica si è impegnato nella gestione della cosa pubblica come senatore, console, governatore della Campania. Nella comunità ecclesiale ha accettato il ministero di sacerdote e poi quello di vescovo nella Chiesa di Nola.

Un Santo impegnato nella società e nella Chiesa, nella città dell’uomo e nella comunità dei fratelli nella fede. Ha amato la società del suo tempo ed ha amato la Chiesa. Ha amato il bene comune e per esso si è speso totalmente, senza riserve, sacrificando i suoi stessi interessi personali. Avrebbe preferito dedicarsi alla vita privata, ma sentì il dovere di mettersi al servizio della comunità per rispondere alle esigenze del bene comune.

2.         In che cosa consiste il segreto della sua santità? Quale è il criterio che ha ispirato le sue scelte? Quale è la motivazione del suo impegno nei vari campi della vita? La risposta la troviamo nella seconda lettura di questa liturgia, là dove S. Paolo tesse le lodi della carità (1 Cor 13). La carità, intesa come amore gratuito e disinteressato, modellato sull’esempio di Cristo, è la via alla santità, è il contenuto, la sostanza della santità.

E’ la carità che ha spinto San Paolino a non restare rinchiuso nel privato, ma ad assumere precise e gravi responsabilità nei riguardi della collettività.

E’ la carità del Buon Pastore, di cui parla il Vangelo (Gv 10,11-16). Il buon pastore, infatti, si preoccupa delle pecore che gli sono affidate, le guida, le protegge e addirittura si sacrifica per la loro salvezza.

3.            L’insegnamento, pienamente attuale, che viene da S. Paolino si applica da un lato ai membri della società e della Chiesa e dall’altro a tutti coloro che nella comunità civile e in quella ecclesiale svolgono ruoli di responsabilità.

A tutti, cittadini e cristiani, il Patrono ricorda il diritto-dovere della partecipazione. I cittadini sono nello stesso tempo destinatari e protagonisti delle decisioni che li riguardano. Sono tenuti ad osservare le leggi giuste e a pagare le tasse. Hanno il diritto-dovere di approvare l’ordinamento della polis, di eleggere i governanti e amministratori e di controllare il loro operato. Inseriti nelle comunità intermedie e nelle associazioni del volontariato, partecipano alla gestione di numerosi servizi, specie quelli della scuola, della cultura, dell’assistenza.

Allo stesso modo, all’interno della Chiesa, tutti i battezzati sono chiamati a partecipare attivamente alla vita della comunità cristiana, ciascuno secondo i doni che ha ricevuto. In questo Anno giubilare non possiamo non rallegrarci per il fatto che tanti  cristiani del nostro territorio, uomini e donne, giovani e adulti, si sono resi disponibili impegnandosi nella Missione Diocesana: è una significativa espressione di partecipazione alla vita ecclesiale.

Se tutti devono cooperare all’attuazione del bene comune, alcuni però hanno la funzione di coordinare e dirigere ad esso le molteplici energie: sono i detentori della pubblica autorità. Ai responsabili della gestione della cosa pubblica il Santo Patrono ricorda che il potere deve essere esercitato come servizio per il bene comune, con trasparenza e competenza. Il potere deve essere gestito per il popolo e con il popolo. La città dell’uomo ha bisogno di amministratori che non si limitino a mediare gli interessi particolari, ma sappiano guidare la comunità in base ad un progetto di società e di sviluppo, compiendo scelte concrete che siano sempre rispettose delle esigenze etiche.

            Come Vescovo di questa Città e Diocesi vorrei poter ammirare nelle nostre comunità civili saggezza e lungimiranza nel rendere fiorente l’economia, nel creare lavoro e benessere per tutti; amerei poter constatare un forte impegno per promuovere la solidarietà a tutti i livelli e per affrontare con coraggio e determinazione problemi che con il passar del tempo diventano sempre più gravi e preoccupanti, come quelli della droga, del disagio giovanile, della prostituzione, degli immigrati; avrei forte desiderio di poter sperimentare che tra i pubblici amministratori c’è sempre amore per il bene comune, amore che fa recuperare alla politica il respiro delle grandi idee, fa superare le diatribe sterili, fa rinascere la speranza soprattutto nei più disagiati ed emarginati.

San Paolino, infine, è di ammaestramento a noi pastori della Chiesa. La sua testimonianza ci sprona a vivere la nostra responsabilità ecclesiale e ad esercitare il nostro ministero sul modello di Gesù, buon pastore. Non dobbiamo avere altro interesse o altra preoccupazione che la salvezza di coloro che ci sono stati affidati. La nostra missione di vescovi e sacerdoti è quella di servire, non di dominare. E il servizio che dobbiamo rendere ai fratelli è quello del Vangelo, della verità, della carità vissuta fino all’eroismo nelle situazioni concrete della vita quotidiana.

4.         In questo Anno del Grande Giubileo San Paolino ha un particolare motivo di rallegrarsi: un figlio di questa nostra terra, che è posta sotto il suo patrocinio, Papa Giovanni Maria Mastai Ferretti, sarà elevato agli onori degli altari insieme con Papa Giovanni XXIII. E’ significativo che Papa Giovanni aveva espresso il desiderio di poter egli stesso beatificare Pio IX: ora i due Pontefici saranno proclamati beati congiuntamente.

Anche noi gioiamo e chiediamo a S. Paolino, Papa Mastai e Papa Roncalli di intercedere per noi, per la Città e Diocesi di Senigallia, perché, varcata la soglia del terzo millennio, possiamo trascorrere i nostri giorni nella carità e nella pace.