NOTA
PASTORALE
“Sovvenire alle necessità della Chiesa”
Ai Sacerdoti e ai fedeli
della Chiesa che è in
SENIGALLIA
La Chiesa, mistero di comunione
Ci avviciniamo alla Celebrazione del Mistero della
Incarnazione: Dio vuole camminare con gli uomini, li ha fatti suo popolo,
famiglia in cui tutti hanno la medesima dignità di figli suoi e tutti hanno la
responsabilità gli uni degli altri, secondo la vocazione di ciascuno. Per
questo la Chiesa è paragonata ad un corpo in cui i fedeli sono membra di
Cristo, ciascuno per la sua parte (cf. Rm 12,5).
Il Concilio Vaticano II ci ricorda che la Chiesa è
mistero di comunione (LG 1), per cui grande importanza riveste il valore
della fraternità come pure il senso di reciproca appartenenza fra tutti i
componenti, fedeli laici e chierici, dell’unica famiglia di Dio.
La partecipazione-corresponsabilità è un diritto-dovere che nasce in
ciascun fedele dalla incorporazione alla Chiesa avvenuta nel Battesimo. Una
responsabilità che investe tutti gli aspetti della Chiesa stessa: dalla
evangelizzazione all’organizzazione pastorale, dalla catechesi alla liturgia,
dall’animazione della carità alla gestione degli enti ecclesiastici.
Questa vocazione alla responsabilità si estende anche alle realtà
economico-materiali, per cui da una parte i fedeli sono chiamati a partecipare
alla gestione dei beni della Chiesa, dall’altra sono chiamati a contribuire
perché la Chiesa stessa disponga di ciò che le è necessario per raggiungere
le sua finalità.
Il Vangelo rammenta che l’operaio ha diritto alla sua ricompensa (Lc
10,7); lo stesso Signore ha disposto che coloro i quali annunciano il Vangelo
vivano del Vangelo (1 Cor 9,14).
Ma anche a questo riguardo i diritti e i doveri si corrispondono: infatti
se i fedeli sono sollecitati a dare, è altrettanto necessario che siano
coinvolti negli organismi ecclesiali di partecipazione alla conduzione della
comunità, quali il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici.
Con questa Nota pastorale intendo proporre alcune riflessioni sulla importanza
da parte di tutti di venire incontro alle necessità della comunità cristiana,
facendo particolare riferimento al nuovo “sistema”
di sostegno economico alla Chiesa in Italia.
Le aumentate esigenze della Chiesa in Italia
Oggi la Chiesa Italiana dal punto di vista economico
vive problemi ed ha esigenze sempre più grandi:
-
le attività pastorali sono sempre più articolate e sempre più
proiettate in prospettiva missionaria: sono quindi più dispendiose;
-
le urgenze della carità si moltiplicano: le “nuove povertà”
(tossicodipendenti, immigrati, emarginati sociali, ragazze madri, anziani
abbandonati ecc.) attendono interventi efficaci;
-
sorge l’esigenza della costruzione di nuove chiese e permane la
necessità impellente di provvedere alla conservazione e al restauro delle
chiese antiche;
-
occorre provvedere al necessario sostentamento del clero.
Da qui sorge il dovere di ciascuno, secondo l’antico e sempre attuale
precetto, di “sovvenire alle necessità della Chiesa”.
Il nuovo sistema di sostegno economico alla
Chiesa
Con l’ultima revisione del Concordato lateranense
lo Stato italiano, in considerazione della funzione spirituale, culturale,
umanitaria e sociale della Chiesa, ha
deciso di facilitare il sostegno economico alla Chiesa stessa del nostro Paese.
La prima forma concreta di aiuto è la scelta, che tutti i cittadini
possono compiere attraverso una firma sulla denuncia dei redditi, di destinare a
favore della Chiesa l’otto per mille del gettito complessivo IRPEF. E’ una
firma che non comporta alcun onere per il firmatario.
La seconda forma è quella delle “offerte deducibili” indirizzate
all’Istituto per il sostentamento del clero. Essendo frutto della generosità
individuale, si tratta di una forma altamente meritoria. Lo Stato permette che
tali offerte siano dedotte dalla base imponibile IRPEF della denuncia dei
redditi.
Questo nuovo sistema ha portato indubbiamente alcuni vantaggi.
-
Innanzitutto la Chiesa può recuperare quella libertà economica che è
alla base e addirittura garanzia della libertà religiosa. Una libertà, che se
da una parte richiede maggiore impegno nel reperire i mezzi necessari per il suo
esistere e agire, dall’altra parte le permette di annunciare il Vangelo senza
condizionamenti o compromessi con il mondo, di esercitare senza ostacoli la sua
missione e di dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano
l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dal bene degli uomini.
-
In secondo luogo la Chiesa può rifiutare garanzie terrene. Infatti sa di
essere chiamata a vivere nella povertà
evangelica. Questo non significa che non fa uso di beni materiali, ma che non
mette in essi la sua fiducia. E se usa i beni per raggiungere i suoi fini di
evangelizzazione e di carità, sa che la sua vera ricchezza è
il Regno di Dio e il suo tesoro Gesù Cristo.
- La
Chiesa risulta più credibile quando pratica la trasparenza ed è corretta
nell’amministrazione dei beni. La trasparenza sarà conseguita attraverso
l’apporto professionale e competente dei fedeli laici e attraverso una
destinazione effettiva delle risorse ai fini spirituali e pastorali. Giova
ricordare che sia nella vita comunitaria, sia in quella personale degli uomini
di Chiesa i beni sono semplici strumenti rispetto ai compiti di evangelizzazione
e di servizio pastorale.
L'educazione alla corresponsabilità
Alla luce di quanto sopra si comprende quanto sia necessaria la
collaborazione dei fedeli.
Certo, le nostre comunità hanno bisogno di essere educate a vivere con
senso di responsabilità e di solidarietà il dovere di sovvenire alle necessità
della Chiesa, di tutta la Chiesa.
Ed è importante che i fedeli si rendano conto non solo delle necessità
della propria parrocchia, ma anche di quelle della Chiesa Italiana e del mondo
intero.
Ai fini di una sensibilizzazione alla partecipazione e alla
corresponsabilità vorrei rivolgere ai sacerdoti e ai fedeli le seguenti
sollecitazioni:
-
si portino a conoscenza
delle nostre Comunità gli aiuti che sono stati erogati con i fondi dell’8 per
mille (restauro e costruzione delle
chiese, realizzazione di opere sociali e caritative, offerta di servizi
assistenziali ecc.);
-
si facciano conoscere le opere caritative e assistenziali che la Chiesa
italiana ha realizzato in Italia e altrove;
-
si valorizzino le due giornate dedicate al nostro tema: a maggio per la
destinazione dell’8 per mille, a novembre per le offerte deducibili;
-
si favorisca e si incoraggi
l’impegno di quei laici che si sono resi disponibili a lavorare nel
“servizio diocesano per il sostegno economico alla Chiesa”
-
si designi un referente parrocchiale che collabori con il “Servizio”
stesso.
L'impegno dei fedeli laici
Le indicazioni sopra accennate hanno bisogno di
essere tradotte in fatti concreti. Da parte dei laici ci si può educare
attraverso determinati atteggiamenti e gesti.
-
Innanzitutto è necessario che i laici non si sentano spettatori, ma
membra vive della Chiesa. Prendano sul serio l'invito alla corresponsabilità.
In che modo? Collaborando all'opera di evangelizzazione, partecipando alla
liturgia, mettendo a disposizione per il bene comune i propri carismi. In
particolare, là dove sono richiesti, partecipino ai Consigli parrocchiali, cioè
al Consiglio Pastorale e al Consiglio per gli affari economici. Siano
disponibili nell'offrire la loro competenza nelle scelte che la parrocchia si
trova a fare.
-
In occasione della denuncia dei redditi sono invitati a scegliere con la
loro firma la destinazione dell'8 per mille del gettito IRPEF a favore della
Chiesa Cattolica. Anche i pensionati che non sono tenuti a presentare la
denuncia dei redditi sono invitati a fare questo piccolo sforzo di indicare
comunque la loro scelta.
-
Entro l'anno tutti i fedeli sono invitati a fare una offerta liberale a
favore dell'Istituto Centrale Sostentamento del Clero, offerta per altro
deducibile.
Indubbiamente i nostri fedeli sono generosi. Infatti
in tante occasioni partecipano con le loro offerte alle attività della
parrocchia in cui vivono o rispondono, nelle varie giornate, alle esigenze della
Chiesa universale. Ora bisogna entrare in una nuova mentalità: è necessario,
cioè, guardare anche alle esigenze della Chiesa italiana in quanto tale.
L'esempio dei Sacerdoti
In tutto questo ritengo che i sacerdoti possano dare un grande esempio.
Non è pensabile che i fedeli laici si sentano responsabili nel sostenere anche
economicamente la Chiesa se non vedono nei sacerdoti degli uomini liberi,
poveri, generosi, preoccupati del Vangelo, talmente distaccati che, se devono
usare i beni materiali, lo fanno solo per servire meglio il Vangelo.
Pertanto, mi permetto di sottolineare alcune linee di comportamento dei
presbiteri perché la loro testimonianza costituisca un efficace incoraggiamento
ai fedeli per la loro generosità:
-
Povertà personale: il distacco dalle cose e la fiducia nel Signore, la
serenità di fronte al domani, sicuramente rappresentano una forte
testimonianza;
-
Uso dei mezzi sì, ma fiducia esclusiva nella grazia: solo il Signore è
la nostra salvezza;
-
Testamento: l’ideale è non avere nulla da lasciare perché il bene va
fatto da vivi; ma se per caso ci fosse un risparmio, il quale presumibilmente è
stato realizzato con i mezzi di sussistenza che ha dato la Chiesa,
alla Chiesa deve ritornare con finalità pastorali e caritative;
-
Sostegno alle necessità della Chiesa anche con offerte deducibili: tutto
ciò come esempio e soprattutto come gesto di comunione;
-
Iscrizione al Fondo di Comunione fra il Clero: anche se si pensa di non aver
bisogno di aiuto, o perché si è giovani, o perché si hanno altre
assicurazioni, si ricordi che il Fondo di
Comunione non è semplicemente una garanzia per sé stessi, ma è
soprattutto un gesto di comunione e di solidarietà.
Mentre
contempliamo il dono che il Padre ha fatto al mondo mandando a noi suo Figlio,
auguro che tutti, sentendoci chiamati alla comunione, possiamo gustare,
specialmente in questo imminente Anno giubilare del 2000, la gioia del donare:
“Dio ama chi dona con gioia” (2 Cor 9,7).
Senigallia, 8 dicembre 1999, Solennità dell'Immacolata Concezione della
B.V. Maria.
X
Giuseppe Orlandoni