|
Introduzione del Vescovo ai Centri di Ascolto (Quaresima 2003) |
||||||||||
La Samaritana, dal vuoto alla pienezza dell’amore
Carissimi, vi voglio esprimere ancora una volta la mia gioia di potermi incontrare con voi. Sicuramente state facendo dei sacrifici ad essere perseveranti a questi incontri, ma ne vale la pena. Gesù è sempre il maestro buono e sapiente che ci rimanda a casa con un po’ più di calore nel cuore e con la consapevolezza che l’incontro con lui è sempre fonte di serenità. Quanto vi sto dicendo è proprio il tema dell’incontro di stasera. Ormai avrete notato che nei centri di ascolto di quest’anno poniamo davanti ai nostri occhi dei personaggi, personaggi nei quali possiamo ritrovarci, personaggi che ci rappresentano. Personaggi che nell’incontro con Gesù hanno avuto la possibilità di dare una svolta alla loro vita rendendola così più bella e significativa. Stasera incontriamo una donna della città di Samaria, detta comunemente la Samaritana. Una donna senza gioia, con una vita disordinata, una donna con una grande aridità nel cuore. Dicevo che ci rappresenta, rappresenta il mondo di oggi. Quante volte ci lamentiamo che le cose vanno male, che c’è troppo disordine, che la vita degli uomini è piena di immoralità! Ebbene, tutto questo spesso accade perché gli uomini non hanno gioia, non hanno speranza e vanno continuamente alla ricerca di qualcosa che possa appagarli. Ma spesso commettono un errore: sperano di trovare la loro gioia nelle cose materiali, ed ecco allora la corsa per il denaro, per l’auto, per la casa, per i beni. Spesso sperano di trovare la gioia addirittura nei loro vizi. E quanti ci cadono. Ed ecco allora la violenza, i disordini nel campo della sessualità, la droga. E il risultato? E’ sempre lo stesso: una grande aridità nel cuore, una profonda scontentezza che si esprime nell’agitazione, nel nervosismo, insomma in una mancanza di pace interiore. Vi invito ad approfondire lo stato d’animo della Samaritana e scoprirete come è veramente figura del mondo di oggi, con i suoi disordini, le sue depressioni, le sue paure. E sicuramente è immagine anche di tutti noi che sempre abbiamo bisogno di gioia, di pace. Dove trovare questa serenità dello spirito? Dove trovare qualcuno che dia un senso nuovo alla nostra vita? Direbbe San Paolo: Chi ci salverà da una vita che cade nel peccato, che è ricurva su se stessa, che è impoverita, che a volte è senza speranza? Ecco anche oggi la rivelazione di Gesù: Ci sono io, io ti desidero, io ti amo e io posso salvarti e donarti quella pace vera che nessuno è capace di offrirti. Buon lavoro, carissimi. Vi accompagno con la mia benedizione.
L’adultera: dal peccato alla fedeltà
Carissimi, benvenuti a questo quinto appuntamento dei centri di ascolto. Se noi leggiamo le prime parole della bibbia, ci si dice che Dio creò con la forza della sua Parola. Il Vangelo di Giovanni ci dice che Dio, il Padre, ha tutto creato per mezzo della Parola, che è il Figlio Gesù. Stasera mettendoci in ascolto del Vangelo abbiamo la certezza che la Parola di Dio non perde la sua forza, è sempre capace di costruire e creare. Cosa crea per noi oggi? Crea una novità di vita. La Parola di Dio, che poi è la stessa persona di Gesù, ha sempre la forza di trasformare il nostro cuore e di renderlo santo. Quando veniamo ai Centri di Ascolto oppure leggiamo il Vangelo non veniamo semplicemente ad imparare qualcosa. Ci mettiamo piuttosto nelle mani di Gesù, il quale è nello stesso tempo un artista che modella un’opera d’arte, un medico che cura le ferite, un maestro che educa, una madre che genera, un amico che rincuora, un fratello che è solidale, un benefattore che paga per noi. Tutto questo è Gesù ogni volta che ascoltiamo la sua Parola, appunto perché la Parola del Signore ha sempre una forza creatrice. Oggi il Signore ci vuol far capire che lui è l’artefice, il creatore, della nostra santità. Lui è capace di renderci santi, di ripulirci da tutte le nostre sozzure e da tutti i nostri peccati. E’ capace di creare un cuore nuovo, gradito a Dio, e tutto questo perché Egli non desidera altro che usare misericordia nei nostri confronti. Il personaggio che incontriamo è una donna peccatrice, adultera. La legge era severa con queste persone. E il giudizio di Geù qual è? Sicuramente Gesù non approva il peccato, la sua misericordia non è leggerezza, il suo perdono non è superficialità. Però Gesù vuol far capire che lui è venuto per recuperare ciò che era perduto e per offrire la vita. Un padre, quando un figlio fugge, non desidera altro che questi ritorni a casa. Così fa Dio. Vuole usare misericordia per i suoi figli, cerca il loro pentimento per poter donare loro gioia e vita vera. Per questo motivo Gesù è venuto nel mondo. Per manifestare il volto misericordioso di Dio e per trasformare il cuore degli uomini rendendolo buono, capace di accogliere la misericordia di Dio con un sincero pentimento di fronte al peccato e disponibile ad iniziare una vita nuova innocente, santa. Anche il personaggio di oggi ci rappresenta, non tanto nel peccato specifico che ha commesso, quanto nel bisogno della misericordia di Dio. Ognuno di noi ha tanto da farsi perdonare. Ebbene, il Signore ci vuole santi, vuole farci sentire la sua misericordia: aspetta solo che con fiducia gli apriamo il nostro cuore. Vi auguro un buon incontro e vi accompagno con la mia benedizione.
IL CIECO NATO: DALLE TENEBRE ALLA LUCE
Quante volte abbiamo sentito i nostri giovani cantare durante la liturgia domenicale: Luce ai miei occhi è la tua parola o Signore. Lo sappiamo bene e spesso lo abbiamo sperimentato come ogni uomo abbia bisogno di luce, di una guida per districarsi fra le vicende difficili della vita. Spesso questo nostro mondo ci appare tenebroso. Tenebra è il peccato innanzitutto, tenebra è la cattiveria, la mancanza di pace, l’egoismo, l’incapacità di costruire rapporti buoni fra le persone. Il Signore è luce: ci insegna a vivere, ci dona la sua vita come esempio luminoso per vivere nella luce e di conseguenza nella pace. Nell’incontro di riflessione e preghiera di stasera ancora una volta abbiamo un personaggio che ci rappresenta: un cieco, cieco dalla nascita. Ci rappresenta perché vive nell’oscurità, così come questo mondo vive nelle tenebre. Ebbene, quest’uomo ha fatto un incontro, un incontro che gli ha cambiato la vita: ha incontrato Gesù e da questo incontro è sbocciata per quell’uomo una vita nuova, gioiosa, piena di luce. Se l’evangelista Giovanni ci racconta il miracolo del cieco-nato non è solo per dirci che un uomo sofferente rappresenta la sofferenza dell’umanità, quanto per dirci che quell’uomo ha ritrovato la luce e ci rappresenta soprattutto nel fatto che anche a tutti noi e all’umanità intera viene data la possibilità di camminare nella luce. La luce che scaturisce dall’incontro con Gesù. Ancora una volta Gesù si rivela a tutti noi come luce del mondo, colui che dà senso alla nostra vita, colui che la rende luminosa, radiosa, solare, perché soprattutto ci libera dalla tenebra più grande che è il peccato e perché mediante il battesimo ci rende figli di quel Dio che "è luce e in Lui non ci sono tenebre". E allora la cosa importante è incontrare Gesù, conoscere Gesù. Vi invito a guardare come quell’uomo è arrivato alla fede: il sussidio che avete in mano vi aiuta in tutto questo. Quell’uomo, quel cieco-nato è arrivato ad una conoscenza piena di Gesù piano piano, gradualmente, a piccoli passi. Forse quello dovrà essere anche il nostro cammino: l’importante è non stancarsi di cercare e soprattutto non dare mai per scontato che ormai siamo cristiani e quindi non c’è più nulla da scoprire. L’evangelista mette in luce che il cieco nato ha scoperto nuove caratteristiche di Gesù in diverse tappe: avrete modo di approfondirlo. Così è per noi: se cerchiamo Gesù con cuore sincero la nostra vita sarà piena di occasioni in cui Gesù ci si rivela in maniera nuova, più luminosa, più affascinante, così da sentire come l’incontro con Lui è l’esperienza più bella che ci è data di fare. Buon lavoro. Vi benedico di cuore.
LAZZARO: DALLA MORTE ALLA VITA
Benvenuti, carissimi, a questo ultimo appuntamento dei Centri di ascolto di questo anno pastorale 2002-2003. La vostra fedeltà a questi incontri sicuramente ha favorito una maggior conoscenza di Gesù e di conseguenza un amore più grande e un desiderio di fedeltà più forte nei suoi confronti. Infatti mettersi in ascolto della sua Parola significa non solo leggere un testo, ascoltare una storia, bensì incontrare una persona, la persona di Gesù. Ed ogni volta che ci mettiamo in questo atteggiamento Gesù si rivela, si rivela realmente. Il Vangelo di Giovanni ad ogni pagina ci si presenta così: una rivelazione che Gesù fa di se stesso. Oggi, per noi che ci mettiamo in ascolto della sua Parola, accade la stessa cosa: Gesù ci si rivela., ci si fa conoscere, ci dice chi vuol essere per noi e pertanto ci aiuta comprendere il significato della salvezza che ci ha donato. Anche stasera è così: Gesù si rivela come Colui che dona la vita, anzi Egli è la Vita, ha la pienezza di Vita in se stesso e per questo può comunicarla a chi crede in Lui. Come sempre Gesù, per fare questi grandi discorsi, per portare il suo messaggio grande e bello, compie dei segni per preparare i suoi seguaci all’ascolto: e il segno che verrà presentato è la risurrezione, o meglio, la rianimazione di Lazzaro, il ritorno alla vita terrena di Lazzaro. Ma sia chiaro che quello è un segno: il messaggio, il dono per l’umanità è immensamente più grande di un ritorno alla vita terrena. Gesù, infatti, si rivela come colui che dà la vita di Dio, la vita eterna: Gesù annuncia che la morte è vinta, già da oggi con il Battesimo e in maniera piena e definitiva nella resurrezione finale. Tante volte noi ci interroghiamo sulla sofferenza: e la risposta che ci si dà spesso è triste. La sofferenza c appare come una sconfitta. Addirittura ci pone interrogativi seri e perfino dubbi sulla esistenza e sulla bontà di Dio. Gesù, che è la Vita, ci assicura che Dio non dimentica mai i suoi figli, soprattutto quando soffrono. Una speranza c’è sempre. E’ vero, non sempre si tratta di una speranza che trova la sua realizzazione su questa terra, ma proprio per questo è una speranza più grande e piena di gioia. Di fronte a Gesù che richiama alla vita Lazzaro e poi si presenta come il Vivente, Colui che è la Risurrezione, dobbiamo accogliere l’amore di Dio che non delude, ma ha sempre a cuore i suoi figli, non li abbandona e vuol essere per loro motivo di gioia e fiducia, in questa terra e nell’eternità. Nella vita di ogni giorno, poi, portiamola questa speranza, manifestiamo la nostra certezza nel Signore con una vita che sappia comunicare fiducia, serenità e speranza. E’ il più bel servizio che possiamo fare ai fratelli. Vi auguro tanta pace nel Signore e vi accompagno con la mia benedizione.
|