Introduzione del Vescovo ai Centri di Ascolto (Quaresima 2004) |
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Carissimi, benvenuti a questo quarto incontro dei Centri di ascolto. La vostra perseveranza è lodevole e sicuramente sarà premiata dal Signore. Il premio sarà quella ricchezza interiore che il Signore dona a coloro che si nutrono della sua Parola, un desiderio di trasformare la propria vita sempre più ad immagine di Gesù, un cammino spedito nella santità. In questo incontro siete invitati a comprendere il ruolo che il Signore affida ai pastori. La
prima comunità cristiana ci viene decritta così: I
fedeli arano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli. Gesù si rende presente nella persona degli apostoli all’inizio della Chiesa e oggi si rende sacramentalmente presente nella persona dei pastori. Nei pastori, che hanno ricevuto il sacramento del’Ordine sacro, Gesù si rende visibile, più che mai concreto: in essi Gesù, buon Pastore, realmente si manifesta. In loro e attraverso loro agisce Gesù. Per cui quando annunciano la Parola di Dio è Gesù che parla, quando amministrano i sacramenti è Gesù che agisce e santifica, quando guidano, esortano e conducono il Popolo di Dio è ancora Gesù che conduce le sue pecorelle. Per comprendere ciò possiamo portare un esempio per tutti: il sacerdote dice: “Questo è il mio corpo, oppure: io ti assolvo”. E noi sappiamo che quel pane diventa il corpo di Gesù donato per noi e a noi viene dato il perdono che solo il Signore può offrire. Ma il sacerdote può parlare in prima persona (io ti assolvo… questo è il mio corpo) perché in realtà quelle parole sono di Gesù. Il sacerdote è strumento nelle mani di Gesù. Presta a Gesù bocca, mani, tutto il suo essere. Quanto grande, allora, è il dono e la responsabilità che il Signore ha dato ai pastori! Questo incontro mi offre l’occasione per invitarvi a sostenere i vostri sacerdoti, soprattutto con la preghiera. Circondateli con il vostro affetto perché essi per primi non perdano mai la consapevolezza del grande dono e della grande responsabilità di cui il Signore li ha investiti. E, secondo l’invito di Gesù, pregate assiduamente perché la Chiesa non manchi mai di santi pastori, affinché il popolo di Dio sia sempre nutrito della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Vi auguro un incontro dove si possa gioire per la presenza del Signore e vi accompagno con la mia benedizione
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UNA CHIESA TUTTA MINISTERIALE Carissimi, è sempre un motivo di gioia per me potermi rivolgere a voi mentre vi accingete ad ascoltare la Parola di Dio, in un atteggiamento di preghiera e di disponibilità a quanto il Signore vorrà dirvi. E più che mai stasera desidero che apriate il cuore alla parola del Signore. Sempre la Parola del Signore edifica, educa, salva. Ma stasera il Signore non solo parla a voi, ma parla di voi. L’ultima volta si è parlato del ruolo degli apostoli e dei pastori. Stasera si parla del ruolo dei laici, cioè di tutti quei fedeli che, per aver ricevuto il sacramento del battesimo e della cresima hanno un ruolo importante nella Chiesa e nel mondo. Innanzitutto stasera riceverete un invito a fare un cammino di santità. Questa parola, santità, non riguarda solo i sacerdoti e i religiosi. Il Papa a tutti i cristiani, al termine del giubileo, ricordava che è urgente tendere ad una misura alta della santità, cioè ad assomigliare il più possibile a Gesù. Nel vangelo si parla della Chiesa e dei cristiano come sale e luce. Essere nel mondo persone che sanno indicare il senso della vita, si impegnano per trasformare tante situazioni tenebrose, sanno essere persone luminose, fiduciose, pacifiche, miti.. questo è quanto il Signore chiede a tutti voi. L’ambito del vostro impegno sarà la famiglia, il mondo del lavoro, il giro delle amicizie: dovunque il Signore vi chiede di renderlo visibile presente. Inoltre,
per quanto è possibile il Signore vi chiede anche una certa vivacità
all’interno della comunità ecclesiale. Tanti possono essere gli ambiti
di impegno e i servizi che si possono svolgere: alcuni umili e
occasionali, altri più organizzati e carichi di responsabilità. Ma non
dimenticate mai una cosa fondamentale: quando si serve il Signore e si
servono i fratelli, alla fine
conta poco quello che si fa; conta piuttosto l’amore con cui ci si rende
disponibili, secondo le proprie possibilità e la propria generosità. Per
questo è importante che sempre ci accompagni una riflessione che è anche
una preghiera: Signore, cosa ti aspetti da me, cosa posso fare per servire
Te, i fratelli, la comunità? Da parte mia voglio imitare Te che hai fatto
dono della tua vita. Con
questo atteggiamento vi invito a partecipare all’incontro di stasera.
Chiedo al Signore che infiammi il vostro cuore e renda la vostra volontà
sempre più generosa. Da parte mia vi accompagno con la preghiera e vi
benedico di cuore. 6-
NELLA PROVA LA CHIESA SPERIMENTA LA PRESENZA DEL RISORTO Vogliamo ringraziare il Signore per averci donato ancora una volta la
possibilità di incontrarci per parlare di lui e gustare la sua presenza. Del resto questa è stata la promessa di Gesù: Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono là, in mezzo a loro.
E anche prima di salire al cielo Gesù rinnova questa promessa che è
la conclusione del Vangelo di Matteo:
Ecco, io sono sempre con voi, fino alla fine del mondo. Stasera vogliamo parlare proprio di questo: Gesù è in mezzo ai suoi,
sempre. Resta in mezzo ai suoi attraverso i sacramenti, in modo
particolare l’Eucaristia; resta in mezzo ai suoi quando si ascolta la
sua Parola; resta in mezzo ai suoi quando la Comunità vive la carità;
resta in mezzo ai suoi per mezzo della presenza del Pastore. Ma c’è un
altro modo con cui il Signore risorto è presente: una presenza
misteriosa, ma non meno vera; una presenza forte e dolce, una presenza che
la Chiesa ed ogni cristiano può sperimentare in ogni circostanza della
vita, purchè abbia fede. Potremmo definirla una presenza
nella potenza dello Spirito. E’ la grazia del Signore risorto che
agisce per mezzo del suo Spirito. E’ il risorto stesso che stringe nel
suo abbraccio coloro che lo accolgono e credono in Lui. E’ una presenza
che dona gioia e pace, dona forza ed entusiasmo, dona desiderio di bene e
volontà di impegno. E’ una
presenza che sostiene nella prova, in qualsiasi genere di prova, e fa sì
che la vita sia sempre piena di significato e mai vuota. Infatti la salvezza nella quale crediamo non è semplicemente qualcosa
che dovrà accadere, qualcosa dell’aldilà: noi fin da oggi siamo figli,
fin da oggi siamo salvati e fin da oggi il Signore che è salvatore si
manifesta e ripete: Coraggio, non
abbiate paura, Sono io. Il Signore non ha mai promesso di risolvere tutti i nostri problemi
terreni. Ma ha promesso che la vita del credente, con le sue lotte, le sue
scelte difficili, a volte addirittura con il rischio di incomprensioni e
persecuzioni, avrebbe sempre avuto il sostegno
e la pace del Risorto. Ecco perché il credente non può mai
lasciarsi prendere dalla tristezza e dall’angoscia, E’ possibile,
sempre, riponendo ogni fiducia in Gesù, il Vincitore, e aprendo il cuore
alla potenza dello Spirito, sperimentare quanto dice il Salmo 34,9: Gustate
e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. 7. LA CHIESA CHIAMATA ALLA SANTITA’ Carissimi,
siamo arrivati all’ultimo incontro dei centri di Ascolto di questo anno
pastorale. Il nostro è stato un cammino di riflessione sulla chiesa,
sulla vita della Chiesa, sul suo significato.
Nell’incontro
conclusivo di stasera siamo arrivati, in un certo senso, al vertice di
questo cammino. Infatti la Parola di Dio che ascolteremo ci aiuterà a
capire il motivo più vero per cui la Chiesa esiste, il significato più
profondo per cui è chiamata e nata, l’obiettivo più necessario che si
deve dare: la chiesa esiste, vive, ha come obiettivo la santità. Ogni
cristiano esiste per essere santo; la chiesa è una luce di santità
proposta a tutti gli uomini. La chiesa, che esiste per l’amore
totalmente gratuito e imprevedibile di Dio, sa che in Lei agisce lo
Spirito santo per renderla santa. Cos’è
allora la santità? E’ essere conformi a Cristo, è avere il cuore
trasformato dalla misericordia di Dio, per cui si vive nella gioia di
poter amare il Signore dopo aver sperimentato la grandezza del suo amore,
è raggiungere una profonda intimità di vita con il Padre, per mezzo di
Gesù, nell’abbraccio dello Spirito Santo, per cui la vita fin da ora ha
un senso nuovo e poi nell’eternità sarà immersa in quella beatitudine
di cui Dio è la sorgente. Parlare
di santità, allora, non è parlare di mortificazioni e penitenze, di
rinunce e paure bensì è parlare di Dio che ha a cuore i suoi figli, li
ama, li trasforma, li educa, li abbellisce, li fa sempre più somiglianti
a sè. La
santità è un tesoro meraviglioso. L’appartenere al Signore, il vivere
con lui una unione, che la Parola di Dio definisce sponsale, è
sicuramente la più bella esperienza che si possa fare. Ma
proprio perché grande, è una esperienza che va difesa. Il cammino di
santità, di unione con il Signore va portato avanti con impegno e se
necessario anche con fatica. E allora sì, capito il valore, è
accettabile anche la mortificazione e la rinuncia per vivere santamente. E’
applicabile alla santità quella parabola del vangelo dove si parla del
tesoro nascosto nel campo. Per quel tesoro di inestimabile valore chi lo
trova è disposto a rinunciare a tutto, appunto perché è di inestimabile
valore. Vi
auguro che l’incontro con il Signore vi riempia di pace e
l’appartenergli sia motivo di consolazione e invito alla testimonianza e
al servizio. Vi
accompagno e di cuore vi benedico.
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