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Introduzione del Vescovo ai Centri di Ascolto (Avvento 2002) |
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1° - Andrea e Giovanni: da anonimi a chiamati Carissimi ascoltatori, innanzitutto vi esprimo la mia gioia di poterci sentire ancora quest’anno in occasione dei Centri di Ascolto. E’ un appuntamento che ritengo importante, nell’ambito della missione Diocesana. Ognuno di voi si senta destinatario della missione e nello stesso tempo missionario. Destinatario della missione: pertanto si metta in ascolto della Parola di Dio, la mediti e la preghi. Missionario: e allora quello che ascolta, la ricchezza che trova la porti in famiglia, nel lavoro, in ogni ambiente che frequenta. In questo anno pastorale 2002/2003 mediteremo sul vangelo di Giovanni. Abbiamo scelto brani in cui vengono presentati alcuni personaggi: ma non sono loro i protagonisti. Il protagonista è sempre Gesù che si rivela. Questi personaggi (quali la Samaritana, Nicodemo, il cieco nato, Lazzaro, sono segni e testimoni della rivelazione che Gesù fa di se stesso. Sono personaggi che hanno incontrato Gesù in una situazione di povertà; ma dall’esperienza di Gesù sono usciti rinnovati e arricchiti. Sono personaggi che ci rappresentano e ci aiutano a capire cosa vuol dire per la nostra vita accogliere Gesù. Stasera i primi due che incontriamo sono Giovanni e Andrea. I primi due chiamati ad essere apostoli. Un incontro avvenuto apparentemente per caso, per il semplice verificarsi di alcune circostanze. E invece non è così: Gesù li stava attendendo. Ma anche loro cercavano: non esplicitamente Gesù. Ma cercavano qualcosa, o meglio, qualcuno che desse senso alla loro vita. Erano uomini che vivevano in una disponibilità ad un incontro, erano uomini con il cuore grande e buono nel quale il Signore Gesù ha potuto fare facilmente breccia, rivelandosi, facendosi conoscere, iniziando a trasformare la loro vita e riempiendola di pace. Giovanni e Andrea: potremmo dire due di noi, con i nostri interrogativi e il bisogno di verità e di gioia. Ma erano due persone sincere di fronte a se stesse e soprattutto di fronte a Dio. Proprio per questo hanno cercato e hanno trovato, proprio come insegna Gesù. E’ proprio questo l’atteggiamento che vi chiedo questa sera: un desiderio profondo di conoscere Gesù, di capirlo, di accoglierlo, di lasciarvi coinvolgere nella sua storia: e il Signore, statene certi, non deluderà: vi condurrà nella sua casa, parlerà e si manifesterà ancora: infatti lui è il Dio che viene, che viene sempre, anche oggi.
Benvenuti, carissimi fedeli, a questo secondo incontro dei Centri di Ascolto. Vi invito a partecipare a questi momenti di ascolto e di preghiera quasi percorrendo un cammino: un cammino di conoscenza nel senso più forte di questa parola. Un cammino che vi porta a fare una esperienza forte e significativa: l’esperienza di Gesù. Come già vi avevo precedentemente detto, gli incontri di quest’anno vogliono essere una accoglienza della rivelazione che Gesù fa di se stesso. Una rivelazione graduale, che avviene pian piano, quasi per non abbagliarci e confonderci. Ma una rivelazione che richiede attenzione e accoglienza, altrimenti quanto Gesù manifesta rischia di non essere nemmeno percepito. Ogni incontro è un passo avanti nell’esperienza di Gesù. Una esperienza da fare e poi da proporre ai familiari e amici. Di ognuno infatti Gesù vuol essere il salvatore e ad ognuno Gesù vuole rivelarsi.
Nell’incontro di stasera mediteremo e pregheremo su una pagina evangelica stupenda: il miracolo dell’acqua diventata vino alle nozze di Cana. I dodic, che ormai hanno fatto amicizia con Gesù, che cominciano a conoscerlo e che cominciano ad ascoltare con stupore e meraviglia le sue parole, spesso senza comprenderle, a Cana sono chiamati a fare un passo avanti, sono chiamati a crescere nella fede, insomma a capire qualcosa di più di Gesù. Assistono al suo primo miracolo. Il minimo che devono concludere è che Gesà non è un uomo qualsiasi, per quanto sapiente e buono. In Gesù c’è una novità che supera quella di qualsiasi maestro. E poi Gesù dona quel vino più buono, più abbondante di quello che avevano bevuto fino ad allora. I discepoli sanno già che il vino e simbolo di festa e di gioia. E la gioia sta proprio nella novità di Gesù: lui è lo sposo del popolo di Dio, lui è venuto a liberare dalla pesantezza di precetti superati per introdurci nella nuova legge dell’amore, lui è venuto a portarci una novità nella visione di Dio che ora è presentato come Padre buono e misericordioso, desideroso del ritorno dei suoi figli purtroppo sempre in fuga. I discepoli credettero in Gesù: così conclude il bravo evangelico di stasera. Così deve accadere a noi: un ulteriore passo nella fede, una accoglienza ogni giorno più profonda di Gesù per sperimentare la bellezza della sua presenza in mezzo a noi.
3° - Nicodemo: dalla paura alla fede Carissimi ascoltatori, siamo arrivati al terzo appuntamento dei Centri di ascolto: abbiamo pertanto la gioia di sentirci ancora una volta. Io sono contento per la vostra perseveranza. Questa indica, infatti che avete compreso quanto è importante meditare la Parola di Dio: Parola che è luce per la nostra vita, nutrimento per il nostro spirito. Desidero incoraggiarvi e vi chiedo, andando avanti, di superare la paura di uscire di casa o del freddo; ma soprattutto vi chiedo di superare la tentazione della pigrizia. Sì, bisogna vincere ogni tipo di paura se si vuole conoscere Gesù ed accogliere la sua rivelazione. Stasera incontriamo un altro personaggio, Nicodemo. Un uomo che viene definito un pauroso. C’è chi vuole vedere nella visita notturna di Nicodemo a Gesù una forma di rispetto umano, di paura di esporsi e di farsi conoscere come amico del Signore. Forse questa non è l’unica interpretazione di questa visita notturna. Anzi, nel simbolismo di Giovanni la notte rappresenta il buio che è nel cuore di Nicodemo finchè Gesù non fa irruzione portando la sua rivelazione. E la rivelazione che Gesù in questo incontro con Nicodemo è meravigliosa: Gesù è colui che viene a donarci una vita nuova. E’ la vita dei figli di Dio, è un senso nuovo per la nostra esistenza a volte così difficile, è una luce che rischiara il nostro cammino. Gesù viene a dirci che abbiamo una possibilità di nascere di nuovo, anzi di nascere dall’alto. Questo è quanto vuole fare la misericordia di Dio: generarci ad una vita nuova. Dice ancora Giovanni nella sua prima lettera: Quale grande amore ci ha offerto il Padre da poter essere chiamati figli suoi. E’ proprio così: tutto è frutto e conseguenza dell’amore di Dio. E allora perché avere paura? Se siamo tenuti così stretti nell’abbraccio del Padre, cosa ci può far paura? E’ la gioia e la pace del cuore che ormai deve caratterizzare la nostra vita. Non perché la nostra fede ci rende la vita più facile, ma perché ormai sappiamo che tutto ha senso, tutto avviene sotto gli occhi di Dio, sempre abbiamo la certezza di essere immersi nell’amore di Dio. Vi auguro di vivere anche stasera un incontro di meditazione e preghiera veramente intenso; vi auguro anche di portare nell’esistenza quotidiana il messaggio che riceverete: e se così sarà, vi accorgerete di essere illuminati da una nuova luce che dona senso e pace in ogni circostanza. Vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione.
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