Cari
Giovani,
vorrei anch’io rivolgervi le parole che il Papa vi indirizza nel suo
messaggio in occasione della XV Giornata Mondiale della Gioventù: “Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio”.
Il mondo soffre per mancanza di amore. Le ingiustizie sociali, i
conflitti, le discriminazioni, le violazioni dei diritti umani si spiegano come
conseguenza di una carenza di amore nei rapporti tra le persone, i gruppi
sociali e i popoli.
La santità consiste nell’amore, e cioè nel mettere in pratica il
comandamento nuovo che Gesù ci ha lasciato la sera dell’ultima cena; è il
suo testamento che raccoglie in sintesi tutto il suo insegnamento: “Questo è
il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv
15, 13). I santi sono coloro che amano; amando, costruiscono un mondo nuovo, un
mondo più umano e più giusto, un mondo in cui le relazioni sono basate sulla
potenza dell’amore.
Ma è possibile, oggi, essere santi? La santità non è forse riservata
ad alcuni privilegiati, a pochi volenterosi, a persone eccezionali che vivono la
vita cristiana in maniera eroica e perciò lontana dall’esperienza ordinaria?
Nella prospettiva cristiana bisogna riconoscere che anzitutto la santità
è un dono. Prima di essere il risultato dell’impegno della persona, la santità
è il frutto dell’azione di Dio. Nella Bibbia Dio stesso si proclama santo e
proprio per questo esige la santità del popolo: “siate santi, perché io, il
Signore, sono santo” (Lv 19,2). Con la venuta di Gesù in mezzo a noi Dio è
entrato personalmente nella storia e partecipa pienamente a noi la sua santità,
cioè la sua vita divina, il suo amore, attraverso l’azione dello Spirito
Santo. Lo Spirito Santo è il dono che il Signore risorto fa alla Chiesa,
costituendola popolo nuovo, “nazione santa che Dio si è acquistato perché
proclami le opere meravigliose di lui” (1 Pt 2,9).
Noi abbiamo il privilegio di far parte della Chiesa e a noi è affidata
la missione di vivere e di testimoniare nella storia la santità, l’amore di
Dio.
Proprio perché la santità è un dono, essa è anche un compito, una
risposta alla chiamata di Dio ad entrare nel suo circuito di amore.
Concretamente, come possiamo vivere la santità? come possiamo incarnarla
non tanto e non solo in alcuni momenti eccezionali e straordinari, ma nella
ordinarietà della vita quotidiana, nelle occupazioni e nelle scelte che
compiamo nella vita normale di ogni giorno?
Si tratta di metterci alla sequela di Cristo, di stabilire un rapporto
vivo e profondo di amicizia con lui. L’amicizia col Signore si coltiva
attraverso l’ascolto, il dialogo l’incontro: ascolto della Parola, dialogo
nella preghiera, incontro nei sacramenti, soprattutto nell’eucaristia e in
quello della penitenza. La persona di Gesù dovrebbe divenire il punto di
riferimento, il criterio dei pensieri, delle parole, delle azioni, delle scelte
che si compiono nel corso della giornata.
Cari giovani, la costruzione di un mondo nuovo ha bisogno di voi. La
Chiesa ha bisogno di voi per irradiare nel mondo l’amore di Dio. Il mondo e la
Chiesa hanno bisogno della vostra santità. In questi duemila anni di storia del
cristianesimo si sono avuti molti santi, alcuni riconosciuti ufficialmente dalla
Chiesa ed altri anonimi. Anche questa
Diocesi di Senigallia ha avuto il dono di molti santi e beati. Tra pochi giorni,
il 3 settembre, sarà proclamato beato un figlio illustre di questa terra, Papa
Pio IX. Questa Chiesa locale ha dato i natali anche a santa Maria Goretti, una
ragazza coraggiosa, che ha testimoniato con il sangue, i valori evangelici della
purezza, dell’amore, del perdono.
Cari giovani, anche voi potete essere santi. La vostra santità è il servizio più prezioso che potete offrire all’umanità che si affaccia al terzo millennio. Insieme con Giovanni Paolo II vi dico: non abbiate paura! Abbiate il coraggio, l’ambizione e la gioia di essere i santi del nuovo millennio.